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La Madre di Dio parla alla sposa del Figlio e dice: Quel Vescovo mi prega per la sua carità e deve perciò fare ciò che mi sta molto a cuore.
Io conosco infatti un tesoro, il cui possessore non sarà mai povero. Chi lo vedrà, non proverà tribolazioni e morte. Chiunque lo desidera, avrà con gioia quel che vuole. Ma questo tesoro sta nascosto in un castello, guardato da quattro fiere, e questo castello ha delle mura alte, grosse e massicce; fuori le mura scorrono due fossati larghi e profondi. Perciò lo esorto a oltrepassarli con un sol passo. Salga sulle mura con un sol passo, elimini le fiere con un sol colpo e così presenti a me una cosa preziosissima.
Ora ti dirò che cosa significano queste cose. Da voi si chiama tesoro, quel che raramente è usato e di rado è rimosso. Questo tesoro sono le parole del Figlio mio e i suoi preziosissimi esempi, che dette prima e durante la passione, e le cose meravigliose che fece quando prese in me carne, e quel che fa ogni giorno sull'altare, quando per la parola di Dio il pane diventa carne. Il tesoro preziosissimo sono tutte queste cose, ora così trascurate e dimenticate, perché son pochissimi quelli che le ricordano e se ne servono a loro giovamento. Quel corpo glorioso del Figlio di Dio giace in un castello fortificato, cioè nella potenza della Divinità. Come infatti il castello difende dai nemici, così la potenza della Divinità del Figlio mio difende il corpo della sua umanità affinché nessun nemico gli nuoccia.
Le quattro fiere poi sono i quattro peccati, che allontanano molti dal comunicare alla bontà e potenza del corpo di Cristo. Il primo è la superbia e l'attaccamento agli onori del mondo. Il secondo è la cupidigia dei beni del mondo. Il terzo è la sporca voluttà dell'immoderato riempirsi di cibo, sporchissima nell'eliminarlo. Il quarto è l'ira, l'invidia e la negligenza circa la propria salvezza. Questi quattro peccati sono amati da molti e per la loro amicizia, troppo si allontanano da Dio. Vedono infatti e prendono il Corpo del Signore, ma la loro anima è lontana da Dio, come (quella dei) ladri che desiderano rubare, ma non possono per le forti fiere che ci sono.
E perciò ho detto che bisogna vincere le quattro fiere d'un colpo solo. Il colpo poi significa lo zelo delle anime, con cui lo stesso Vescovo deve vincere i peccatori per mezzo delle opere di giustizia, fatte per divina carità, sicché vinte le fiere dei vizi, il peccatore possa pervenire al prezioso tesoro. E sebbene non possa arrivare a colpire tutti i peccatori, faccia il suo dovere come può, specie verso i suoi, non risparmiando né piccoli né grandi, né vicini, né cognati, né nemici, né amici. Così fece quel S. Tommaso inglese, che patì molte tribolazioni per la giustizia e morì poi di dura morte, perché non s'astenne dal percuotere con giustizia i corpi degli ecclesiastici, affinché ne soffrisse meno l'anima. Lo imiti quel Vescovo, sicché udendolo capiscano che egli ha in odio il peccato in sé e negli altri; e allora con tal colpo del divino zelo sarà ascoltato al cospetto di Dio e degli Angeli, sopra tutti i cieli e molti si convertiranno e miglioreranno, dicendo: Non odia noi, ma i nostri peccati; convertiamoci dunque e saremo amici di Dio e suoi.
I tre muri, poi, che circondano il castello sono tre virtù. La prima è il distacco dai piaceri carnali, facendo la volontà di Dio. La seconda è voler piuttosto patire ingiurie e danni per la verità e la giustizia, che aver onori e beni al mondo, rinnegando la verità. La terza è quella di non risparmiare la vita, neppure dei buoni, per la salvezza di ogni cristiano.
Ma guarda ora che fa l'uomo. In effetti, gli pare che i predetti muri siano così alti, da non poter essere assolutamente oltrepassati. Perciò i cuori degli uomini non s'accostano con assiduità a quel gloriosissimo Corpo e le loro anime sono lontane da Dio. Perciò ho comandato al mio amico di oltrepassare i muri con un sol passo. Da voi si dice « passo » quando i piedi hanno la massima distanza fra loro, per trasferire celermente il corpo. Così è del passo spirituale. Se infatti il corpo è in terra e il cuore è in cielo, allora si passano i tre muri predetti; infatti l'uomo riesce a lasciare la propria volontà, a sopportare rifiuti e persecuzioni per la giustizia e anche a morire di buon grado per l'onore di Dio, solo se considera le cose celesti.
I due fossati, poi, fuori le mura, sono la bellezza del mondo e la presenza e l'amicizia degli amici del mondo. In questi fossi molti liberissimamente preferirebbero adagiarsi e mai si curerebbero di veder Dio in cielo. E perciò questi fossi son larghi e profondi: larghi, perché la volontà di tali uomini è da Dio lontana in lungo e in largo; e sono anche profondi, perché contengono molti nel profondo inferno. Perciò questi fossi bisogna oltrepassarli d'un salto. Cos'è infatti il salto spirituale, se non il distacco del cuore dalle vanità e l'ascesa dalle cose terrene al Regno dei cieli?
Ecco, adesso è chiaro come devono essere annientate le fiere e oltrepassati i muri. Ora ti mostrerò come codesto Vescovo dovrà offrire la cosa più preziosa, che mai sia stata. La Divinità fu ed è dall'eternità, senza principio, perché non può in essa trovarsi principio né fine. L'Umanità invece fu nel mio corpo e prese da me carne e sangue. Perciò è essa la cosa più preziosa che mai fu o sia. Quando dunque l'anima del giusto riceve nella carità il Corpo di Dio in sé ed il Corpo di Dio la riempie, allora vi è in lei la cosa più preziosa che mai sia stata. Difatti, sebbene la Divinità sia nelle tre Persone, senza principio e senza fine in se stessa, tuttavia quando il Padre mandò il Figlio suo con la Divinità e lo Spirito Santo a me, allora assunse da me il suo Corpo benedetto.
Ordunque mostrerò a codesto Vescovo come quella preziosissima cosa bisogna offrirla al Signore. Dovunque l'amico di Dio trovi un peccatore, nelle sue parole c'è un po' di amore a Dio, ma un grande amore per il mondo: l'anima è vuota di Dio. Perciò l'amico di Dio abbia carità, addolorato che un'anima redenta dal sangue del Creatore sia nemica di Dio. E compatisca quella povera anima, rivolgendole quasi due voci: con l'una prega Dio di aver pietà di quell'anima, con l'altra addita all'anima il suo pericolo. Se poi unisce in una queste due voci, allora presenta a Dio con le sue mani la cosa preziosissima. Infatti, grandissimo è il mio compiacimento quando il Corpo di Dio, che fu in me, e l'anima da Dio creata, s'uniscono in una sola amicizia, e non fa meraviglia.
Io infatti ero presente quando quell'egregio soldato, il Figlio mio, uscì da Gerusalemme per andare a combattere quella guerra, così crudele e terribile che si tendevano tutti i suoi nervi. La sua schiena era livida e insanguinata. I piedi forati dai chiodi, gli occhi e le orecchie pieni di sangue. Inclinò il capo, quando emise lo spirito. Anche il cuore gli fu spezzato con la lancia aguzza; e così, col massimo dolore, salvò le anime.
Colui che siede ora sul trono di gloria, stende il suo braccio agli uomini; ma pochissimi sono coloro che gli presentano la sposa. Perciò l'amico di Dio non indulga alla vita e ai beni (terreni), bensì giovi agli altri e a se stesso, presentandoli al Figlio mio. Dite dunque a codesto Vescovo, che mi chiede come sua cara amica, ch'io voglio dargli la mia fede e legarlo a me in un sol vincolo.
Infatti, il Corpo di Dio, che fu in me, riceverà in sé la sua anima, con grande carità, affinché, come il Padre fu in me col Figlio, il quale accolse in sé il mio corpo e la mia anima, e come anche lo Spirito Santo, che è nel Padre e nel Figlio, fu dovunque con me, così il mio servo sarà a me legato con lo stesso spirito. Quand'egli infatti ama la passione di Dio e ha in cuor suo carissimo il Corpo di Lui, allora ha la sua personale umanità unita interiormente alla Divinità: Dio è in lui e lui è in Dio, come Dio è in me ed io sono in Dio. Quando il mio servo ed io avremo così un solo Dio, allora avremo anche un solo vincolo di carità, nello Spirito Santo, che è col Padre e con il Figlio un Solo Dio. Aggiungi ancora, un solo Verbo.
Se codesto Vescovo tiene fede alla promessa fatta a me, io gli sarò di giovamento durante la vita. Alla fine poi della vita voglio servirlo ed essere presente per presentare l'anima sua a Dio, e dirò così: O mio Dio, costui ti ha servito e obbedito, perciò presento a te l'anima sua.
O figlia, che cosa pensa l'uomo che disprezza l'anima sua? Nella sua incomprensibile Divinità avrebbe mai Dio Padre mandato il Figlio suo innocente a patire sulla terra una così dura pena, se non fosse per quel trasporto di letizia e di amore, che ha verso le anime e per quell'eterna gloria che ha loro preparata?
NB.: Questa rivelazione riguarda il Vescovo di Linköping, che poi fu Arcivescovo. A lui si riferisce anche la rivelazione del libro VI, cap. 22, che comincia: Quel Prelato...
Aggiunta relativa allo stesso Vescovo: Il Vescovo, per il quale tu preghi, venne a un po' di Purgatorio; stai certa però, che pur avendo avuto in terra tanta gente contraria, sono tutti giudicati ed egli per la fede e purezza sua sarà con me nella gloria.
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