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Dice la Madre: Io fin dalla giovinezza pensai sempre all'onore del Figlio mio e fui sempre sollecita del modo come piacergli. Sebbene poi ogni elogio diminuisca sulla propria bocca, tuttavia io non parlo a modo di quelli che cercano la propria lode, ma ad onore del Figlio mio, Dio e Signore mio, il quale formò il sole dalla polvere e dal secco accese il fuoco incombusto e produsse, senza umori, frutto degnissimo e dolcissimo. Poi voltatasi al Figlio, disse: Benedetto sii tu, Figlio mio. Io son come quella donna esaudita dal Signore, che chiedeva pietà per i misteri e gli impotenti. Così io ti prego per la figlia mia, cioè per la tua sposa, la cui anima redimesti col tuo Sangue e illuminasti con la tua carità e incoraggiasti con la tua bontà e che nella tua misericordia a te sposasti.
Ti prego, o Figlio, dàlle tre cose: Dapprima, le vesti più preziose, perché figlia e sposa del Re dei re. Se difatti la sposa non ha veste regale, è solamente disprezzata; se poi è scoperta men che decorosa, è solamente di obbrobrio. Dàlle perciò non le vesti della terra, ma quelle del cielo; non quelle costose di fuori, ma splendenti di dentro per la carità e la castità. Dà a lei l'abito delle virtù, affinché non mendichi cose esteriori, ma abbia interiore abbondanza e che possa risplendere anche fra gli altri per l'abito. Di più, dàlle il cibo più delicato, abituata com'è la tua sposa ai cibi grossolani, ora s'abitui al tuo cibo. Esso infatti è un cibo che si tocca, ma non si vede; si possiede, ma non si sente; sostenta, ma è sconosciuto al senso; viene, ma è già dovunque; questo è il Corpo tuo degnissimo, preconizzato dall'Angelo arrostito, ch'è adempiuto mirabilmente dalla tua Umanità da me assunta. Questo compimento è felicemente mostrato ogni giorno dalla Divinità con l'Umanità. Questo cibo, Figlio mio, dà alla tua sposa, perché senza di esso viene del tutto a mancare, come il bambino deperisce senza il latte, e, con esso e per esso, si rinnovella per ogni bene, come un malato col cibo. Infine, dàlle, o Figlio mio, uno spirito più fervoroso: questo infatti è il fuoco, che acceso non si spegne, che svilisce tutto ciò che diletta al vedersi e fa sperare le cose future; questo spirito, Figlio mio, dà a lei.
Allora il Figlio rispose, dicendo: Madre carissima, le tue parole sono dolci, ma tu sai che chi chiede cose sublimi, deve prima comportarsi fortemente ed esercitarsi nell'umiltà. Perciò tre cose le sono necessarie: la prima, l'umiltà; per essa infatti s'ottiene ciò che è sublime, sappia cioè che i beni li ha non per merito suo ma per la grazia. La seconda, il dovuto rendimento di grazie da rendersi a chi glieli dà. La terza, il timore, per non perdere la grazia concessa.
Ordunque per ottenere e possedere le tre cose da te chieste, non trascuri quest'altre tre. A nulla serve infatti aver ottenuto, se non si sa conservare ciò che s'è ottenuto ed è più brutto perdere il già posseduto che il non averlo mai avuto e posseduto.
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