Capitolo Cinquantaseiesimo

....Dopo questo vidi che quelle tre cose, cioè la Virtù, la Verità, la Giustizia erano uguali al Giudice, che prima parlava e udii allora una voce come di un araldo, che diceva: O voi, cieli tutti, con tutti i pianeti, tacete e tutti voi, diavoli, che siete nelle tenebre, ascoltate; voi altri tutti, che siete all'oscuro, udite! Infatti il Sommo Imperatore vi fa udire i giudizi sopra i Principi della terra. E quello che subito vidi non era materiale ma spirituale e gli occhi miei e i miei orecchi spirituali s'aprivano a udire e a vedere.

Vidi allora venire Abramo con tutti i Santi, nati dalla sua discendenza. E vennero tutti i Patriarchi e i Profeti. Poi vidi i quattro Evangelisti, simili nella forma a quattro animali, come son dipinti sulle pareti del mondo; ma sembravano viventi, non morti. Dopo vidi dodici troni e su di essi i dodici Apostoli, in attesa della potestà futura. Poi venivano Adamo ed Eva, con i Martiri e i Confessori e tutti gli altri Santi da loro discendenti. Non si vedeva ancora l'Umanità di Cristo, né il Corpo della Benedetta sua Madre, ma tutti aspettavano che venissero. Anche la terra e le acque sembravano sollevarsi fino ai cieli e tutto quello che era in essi si abbassava e inchinava con riverenza alla Potestà. Dopo di ciò vidi un altare sul seggio della Maestà e un calice con il vino, l'acqua e il pane a somiglianza di un'ostia offerta sull'altare.

E allora vidi che, in una chiesa del mondo, un sacerdote dava inizio alla Messa, vestito delle vesti sacerdotali. Fatto tutto quello che concerne la Messa e giunto alle parole della benedizione del pane, mi sembrava di vedere il sole e la luna e le stelle con tutti i pianeti e i cieli tutti con i loro stati e i loro moti, alternantisi a voci che risuonavano d'una dolcissima nota. E s'udiva ogni canto e armonia. Si vedevano innumerevoli specie di musici, dei quali era impossibile comprendere con i sensi il suono dolcissimo. Quelli poi che erano nella luce, guardavano il sacerdote e si chinavano alla Potestà con riverenza e onore. Quelli invece che erano nelle tenebre inorridivano ed erano atterriti.

Dette poi dal sacerdote le parole divine sopra il pane, mi sembrò che quel pane nella sede della Maestà fosse in tre figure, rimanendo però nelle mani del sacerdote. E lo stesso pane diventava un agnello vivente, nell'agnello appariva una faccia d'uomo e dentro si vedeva una fiamma ardente e fuori l'agnello e la faccia. E fissando io attentamente lo sguardo nella faccia, vedevo in essa l'agnello; guardando poi l'agnello vedevo in esso la faccia stessa; e la Vergine sedeva assieme all'Agnello incoronato e a loro servivano tutti gli Angeli. Essi erano una tale moltitudine come gli atomi nel sole; promanava dall'Agnello uno splendore ammirabile.

Era poi tanta la moltitudine delle Anime sante, quanta la mia vista non poteva abbracciare in lunghezza, larghezza, altezza e profondità; vidi anche alcuni posti vuoti, ancora da essere riempiti ad onore di Dio. Udii allora salire dalla terra la voce d'un numero infinito di persone che gridavano e dicevano:

O Signore, Dio e Giudice giusto, giudica sopra i Re e i Principi nostri e pensa al sangue da noi versato e ai dolori, alle lagrime delle mogli e dei figli nostri. Guarda la nostra fame e la vergogna nostra, le piaghe, le nostre prigionie, le case incendiate, la violenza e l'onta delle giovanette e delle donne. Guarda all'ingiuria delle chiese e di tutto il clero e vedi le false promesse dei Principi e dei Re e i tradimenti, le esazioni che estorcono con arroganza e violenza, perché non importa loro che muoiano a migliaia, basta che essi possano allargare la loro superbia.
Poi gridavano dall'inferno genti quasi infinite e dicevano: Sappiamo, o Giudice, che sei il Creatore di tutti. Giudica i nostri Padroni, che abbiamo servito in terra, perché furono loro a sprofondarci più giù nell'inferno. E anche se non abbiamo nulla contro di te, tuttavia la giustizia ci costringe a lagnarci e a dire la verità. Difatti questi nostri Signori della terra ci amarono senza carità, perché si curarono delle nostre anime non più dei cani. A questi nostri Signori fu indifferente che noi amassimo te, Dio, Creatore di tutti. Essi piuttosto desiderarono d'essere amati e serviti da noi. Per questo, essi non sono degni del cielo, ma dell'inferno, se non li aiuti la tua grazia, perché ci hanno perduti. Perciò noi vorremmo patire anche più di quel che patiamo, perché la loro pena non finisca mai.

Poi quelli che erano in Purgatorio, parlando in similitudini, dicevano: O Giudice, noi fummo destinati al Purgatorio, per la contrizione e buona volontà avuta alla fine della vita. Perciò ci lamentiamo contro i Signori, che ancora vivono in terra; essi infatti ci avrebbero dovuto guidare e ammonire con le parole e le correzioni e istruirci con i buoni consigli e gli esempi. Essi invece ci incoraggiavano e incitavano piuttosto ad opere cattive e a peccati e perciò, per loro causa, la nostra pena è ora più grave e il tempo della pena più lungo, e la vergogna e la tribolazione sono maggiori.
Poi Abramo con tutti i Patriarchi parlò, dicendo: O Signore, fra tutte le cose desiderabili, noi desiderammo che nascesse dalla nostra progenie il Figlio tuo, ora dai Principi della terra disprezzato. Perciò chiediamo che siano giudicati, perché non si curarono della tua misericordia, né temettero il tuo giudizio.

Parlarono allora i Profeti e dissero: Noi profetammo circa la venuta del Figlio di Dio e dicemmo ch'era necessario, per liberare il popolo, ch'egli nascesse dalla Vergine, fosse tradito, catturato, flagellato, coronato di spine e infine morisse in croce, per aprire il cielo e distruggere il peccato. Ordunque, giacché tutto ciò che abbiamo predetto s'è adempiuto, chiediamo perciò il giudizio sopra i Principi della terra, che disprezzano il Figlio tuo, ch'è morto per amor loro.

Anche gli Evangelisti dicevano: Noi siamo stati testimoni che il Figlio tuo adempì in se stesso tutte le cose predette.
Gli Apostoli pure dicevano: Noi siamo i giudici e tocca a noi giudicare secondo verità. Perciò essi, che disprezzano il Corpo di Dio e i suoi precetti, li condanniamo alla perdizione.

Dopo questo, disse la Vergine che sedeva con l'Agnello: O Dolcissimo Signore, abbi pietà di loro.
E a lei il Giudice disse: Non è giusto negarti qualcosa. Pertanto, se desistono dal peccare e fanno proporzionata penitenza, troveranno misericordia e stornerò dal loro capo il giudizio.

Dopo queste cose, vidi che quella faccia, che si vedeva nell'Agnello, parlava al Re dicendo: Io ti ho fatto una grande grazia; ti mostrai infatti la mia volontà, come ti dovevi comportare nel tuo regime e come dovessi farlo onestamente e prudentemente. Ti ho anche attratto come una madre con dolci parole d'amore e come un buon padre ti ho atterrito con le ammonizioni. Ma tu, obbedendo al diavolo, mi allontanasti da te, come una madre che getta via un aborto, che non osa toccare, né porgli il seno alle labbra. E perciò ogni bene a te promesso, ti sarà tolto e sarà aggiunto a qualche tuo discendente.

Dopo, io vidi la Vergine, che sedeva con l'Agnello, la quale mi diceva: Io voglio spiegarti com'è che ti è stato dato di comprendere le visioni spirituali. In modi diversi, difatti, i Santi di Dio ricevettero lo Spirito Santo. Alcuni, come i Profeti, sapevano già prima il tempo, in cui sarebbe avvenuto quello che era loro mostrato; altri Santi sapevano in spirito le cose da riferire alle persone, quando sarebbero stati interrogati; altri poi sapevano se erano viventi o morti, quelli che erano da loro lontani. Alcuni sapevano anche qual fine potesse avere l'esito di qualche battaglia, prima che fosse ingaggiata. Ma a te non è consentito saper altro che udire e vedere le cose spirituali e quello che vedi scriverlo e comunicarlo alle persone cui ti sarà comandato. E non ti è concesso di sapere se son morti o vivi, quelli per i quali ti si comanda di scrivere o se obbediranno o no al consiglio di ciò che scrivi o alla visione spirituale, concessati da Dio per loro. Ma, se questo Re avrà disprezzato le mie parole, ne verrà un altro che le accoglierà con riverenza e onore e se ne servirà per la sua salvezza.