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Pochi giorni dopo il suo arrivo a Cipro, il 12 ottobre, Brigida partecipò a
Famagosta alla cerimonia di incoronazione a re di Cipro e Gerusalemme del figlio
di Eleonora d'Aragona, Pietro II di Lusignano, detto Pietrino. I festeggiamenti
furono funestati da un sanguinoso scontro fra i ciprioti e l'ambasceria di
Genova, che si era offesa per la precedenza accordata ai veneziani. La contesa
fu momentaneamente sedata, però le cose non finirono lì: un anno dopo i
genovesi per vendicarsi tornarono a Cipro con una flotta e si impadronirono
dell'isola. La regina Eleonora, contrariamente a quanto Brigida le aveva
consigliato, tornò in Aragona e il giovane re morì ad appena ventisei anni
senza lasciare eredi. L'isola visse alterne vicende, finché nel XVI secolo finì
in mano ai turchi.
Dopo l'incoronazione del giovane re, Brigida ripartì con il suo seguito alla
volta di Napoli. Il ritorno in Italia riportò con prepotenza alla sua
attenzione ciò di cui maggiormente si preoccupava, cioè la lontananza dei papi
da Roma. Gregorio XI, eletto nel 1370, era infatti ancora ad Avignone e benché
ancor prima della sua elezione si fosse espresso a favore del ritorno del
papato a Roma, non si era ancora deciso a compiere questo passo. Più volte
l'aveva ammonito anche Caterina da Siena, ma inutilmente. A Napoli Brigida ebbe
una visione in cui Cristo le disse:
«Presta attenzione, figlia mia, e sappi che questo papa Gregorio è simile a un
paralitico che non può muovere le mani per lavorare e le gambe per camminare;
poiché come la malattia della paralisi deriva dal sangue, da umori infetti e
dal gelo, così la passione sfrenata del suo sangue e il gelo dei suoi
sentimenti per me trattengono questo papa ad Avignone. Tu però devi sapere che
con l'aiuto delle preghiere di mia madre egli comincia già a muovere mani e
piedi per venire a Roma, in esaudimento della mia volontà e in mio onore. Sappi
quindi con assoluta certezza che questo papa verrà a Roma dove si avvierà sulla
strada del bene, ma non vi farà molti progressi».
Rispose Brigida: «O mio Signore, la regina di Napoli e molti altri mi dicono
che è impossibile che questo papa venga a Roma, perché il re di Francia, i
cardinali e molte altre persone pongono ostacoli sulla sua via».
In effetti è storicamente dimostrato che il papa non aveva alcun desiderio di
tornare in Italia, a causa delle continue guerre e dell'incessante ostilità dei
Visconti. La risposta di Cristo alle osservazioni di Brigida fu questa: «Io
voglio ricondurre il papa a Roma. A te però non è concesso di sapere se lo
vedrai oppure no».
Brigida non inviò questo messaggio al papa, ma attraverso il vescovo Alfonso,
che si recò appositamente ad Avignone, gliene fece pervenire un altro in cui
scriveva tra le altre cose:
Vieni dunque a Roma, non esitare! E non venire con l'abituale sfarzo e lusso, ma
con umiltà e caldo amore. E quando sarai arrivato a Roma, estirpa tutti i
peccati dalla tua corte. Guardati dai consigli dei tuoi amici mondani e segui
quelli spirituali dei miei amici. Non esitare, vieni e comincia a rinnovare la
mia Chiesa, che ha bisogno di essere riportata alla sua primitiva, santa
condizione... Figlio mio Gregorio, io ti sollecito ancora una volta, torna a me
con umiltà e segui il consiglio del tuo Creatore e Padre.
Sempre attraverso il vescovo Alfonso, Brigida fece in seguito pervenire al papa
anche un altro messaggio del Signore:
Il papa deve prestare attenzione soltanto a me e venire a Roma, anche se tutti
gli sconsigliano di farlo e oppongono resistenza. Egli deve avere fiducia in me!
Io l'aiuterò e nessuno dovrà prevalere su di lui. Poiché il papa esita a
tornare a Roma per stabilire la pace e rinnovare la mia Chiesa, io voglio che
egli venga il prossimo autunno e che sappia che nulla mi è più gradito del suo
ritorno in Italia.
Come è noto, il papa non ubbidì e tornò a Roma solo quattro anni più tardi, nel
1377.
Nel corso del soggiorno a Napoli Brigida ebbe modo di rivedere in più occasioni
la regina Giovanna, che la ospitò nella sua residenza di Aversa offrendole la
possibilità di riprendersi un poco dai disagi del lungo viaggio in Terra Santa.
Nonostante la burrascosa relazione con suo figlio Karl, che Brigida non aveva
certo potuto approvare, tra le due donne il dialogo era sempre rimasto aperto e
l'amicizia non era mai venuta meno. Giovanna nutriva per la santa un'ammirazione
sconfinata, che dimostrò anche quando fu chiamata a testimoniare al processo di
canonizzazione.
Nel febbraio del 1373 Brigida era di nuovo a Roma, stanca e ammalata, ma sempre
coraggiosa e combattiva. Per l'ultima volta Brigida visitò le chiese romane
dove tante volte aveva pregato. L'accompagnavano in queste devote
peregrinazioni la figlia Caterina, oppure il vescovo Alfonso o il confessore
Petrus. La santa volle anche incontrare in quel periodo alcuni amici romani,
tra cui Latino Orsini.
Ma stanchezza e debolezza ebbero il sopravvento e gradualmente Brigida smise di
uscire dalla casa di Campo dei Fiori. Rimase nella sua stanza, dove veniva
celebrata anche la messa. Come apprendiamo dalle Rivelazioni, i suoi ultimi
giorni furono molto tormentati da dubbi e tentazioni di ogni genere. Ma la
Vergine la rassicurò: «Se ti vengono alla mente pensieri impuri e non riesci a
cacciarli, il tuo sforzo sarà comunque premiato poiché le tentazioni si
presentano contro la tua volontà».
Sei giorni prima della morte, quando i medici pensavano che si sarebbe ripresa,
la Vergine le disse ancora:
Cosa dicono i medici? Dicono forse che non morirai? In verità, figlia mia, essi
non comprendono cos'è la morte. Muore infatti colui che si separa da Dio,
insiste nel,peccato e non se ne libera attraverso la confessione. E morto anche
colui che non crede in Dio e non ama il suo Creatore. Vive e non muore colui che
teme Dio, si purifica dai suoi peccati attraverso frequenti confessioni e
desidera raggiungere Dio. Dato però che il Signore può rovesciare l'ordine
della natura e mantenerti in vita, sappi che nei medicamenti non vi è salvezza
né vita. Per questo non è necessario che tu ora ti affidi ai medici; infatti
poco tempo richiede poco nutrimento.
Il giorno successivo Brigida fu gratificata da una visione di Gesù, che con
volto sorridente le disse:
Io mi sono comportato con te come uno sposo che si nasconde alla sposa affinché
ella più intensamente lo desideri. Così in questo tempo non ti ho visitato
portandoti consolazione, poiché era il tempo della tua prova. Poiché tu però hai
superato questa prova, vieni dunque e preparati poiché è venuto il tempo che si
realizzi ciò che ti ho promesso: davanti al mio altare devi essere vestita e
consacrata, e d'ora in avanti non sarai soltanto la mia sposa, ma anche monaca
e madre a Vadstena. Sappi però che tu deporrai il tuo corpo qui a Roma, ma esso
in seguito giungerà nel luogo che gli è stato preparato.
Poi Gesù le disse ancora: «Il quinto giorno all'alba, quando avrai ricevuto i
sacramenti, chiama presso di te le persone, una dopo l'altra, e di' loro cosa
dovranno fare. Così attraverso di loro raggiungerai il tuo monastero e il tuo
corpo riposerà a Vadstena».
Brigida si preparò a morire. Negli ultimi cinque giorni che le restavano fu
totalmente raccolta in Dio. Al processo la figlia Caterina così testimoniò a
questo proposito:
In quei cinque giorni la signora Brigida non volle assumere più alcun cibo
terreno, soltanto un poco d'acqua per pulirsi la bocca. Non volle più che le si
cambiasse la biancheria del letto e non volle più parlare con nessuno, a meno
che non fosse assolutamente necessario; neppure volle più udire parole di
consolazione, in ricordo delle sofferenze di nostro Signor Gesù Cristo.
A mezzanotte del quinto giorno, l'ultimo della sua vita, Brigida fece chiamare i
figli Caterina e Birger e i membri della sua famiglia spirituale (erano presenti
tutti, meno il vescovo Alfonso che si trovava ancora ad Avignone) e parlò a
ognuno. A Caterina disse: «Pazienza e silenzio!».
All'alba Petrus di Alvastra celebrò la messa e Brigida chiese di essere posta
su quel duro tavolo di legno sul quale per tanti anni aveva scritto le divine
rivelazioni". Poi rivolse gli occhi al cielo, mormorò le parole che Gesù aveva
pronunciato prima di morire: «Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito»,
ed esalò l'ultimo respiro".
Negli Atti del processo di canonizzazione si legge: La signora Brigida nella sua
ultima volontà aveva disposto che dopo la sua morte il suo corpo fosse
seppellito nel cimitero di San Lorenzo in Panisperna del1'Urbe, e per evitare
ogni superbia e inutile gloria aveva chiesto che la sepoltura avvenisse di
notte, per sfuggire il concorso delle genti e la moltitudine delle persone.
Questo desiderio non poté però essere realizzato perché la notizia della morte
della santa si diffuse immediatamente in tutta la città e una gran folla di
devoti ed estimatori volle partecipare alle esequie, che si svolsero il 27
luglio. Roma, che non sempre era stata accogliente con Brigida, le rivolse uno
straordinario omaggio spontaneo.
Come fa notare il senatore Giulio Andreotti
nella relazione tenuta in occasione delle celebrazioni per il sesto centenario
della canonizzazione della santa (Roma, 3-7 ottobre 1991),
non sempre il rapporto di Brigida con Roma fu sereno, non mancarono momenti in
cui la sua passione morale indispettì il popolo per lo scomodo richiamo a una
vita più severa. Le cronache però ci dicono che tutta Roma si commosse
profondamente quando ella morì, al punto che per il grande concorso popolare
per due giorni non fu possibile trasportare la salma al convento delle
clarisse, luogo della temporanea sepoltura.
Il corpo, composto in una bara di legno racchiusa a sua volta in un antico
sarcofago romano di marmo, fu deposto con grandi onori nella chiesa prescelta.
Tuttora in San Lorenzo in Panisperna si trova la cappella di Santa Brigida, di
fronte a quella di Crispino e Crispiniano in cui si venera un antico crocifisso
di legno davanti al quale la santa si soffermava spesso in preghiera e veniva
rapita in estasi.
La permanenza del corpo di Brigida a Roma doveva però essere solo temporanea:
conformemente alla richiesta di Gesù, Brigida aveva chiesto ai figli, ai due
Petrus e agli altri sacerdoti svedesi che facevano parte del suo seguito di
portare le sue spoglie a Vadstena non appena fosse stato possibile. La partenza
avvenne il 2 dicembre 1373, dopo il ritorno da Avignone del vescovo Alfonso:
la cassa contenente le reliquie di Brigida fu caricata su un cavallo e il
corteo di accompagnatori, anch'essi a cavallo, si avviò per la via Flaminia
verso Montefalco, la città di santa Chiara. Qui ebbe luogo la seduta
preliminare, voluta e presieduta dal vescovo di Spoleto, del processo di
canonizzazione. Furono raccolte le prime testimonianze scritte, in particolare
la Vita dei due Petrus.
Da Montefalco il vescovo Alfonso tornò a Roma, mentre gli altri proseguirono per
Ancona, passando per il passo del Furlo. Da Ancona una nave li portò a Trieste.
Ci fu poi il lungo attraversamento dell'Austria e della Polonia fino a Danzica,
dove i ghiacci impedirono a lungo la partenza.
Finalmente le condizioni del mare consentirono di salpare, così che il 29 giugno
1374 la nave che trasportava le reliquie della santa toccò la terra svedese,
accolta da una gran folla di devoti, tra cui Nils Hermansson, che era stato il
precettore dei figli di Brigida e il suo primo insegnante di latino. Prima
tappa svedese fu LinkEping, nel cui duomo il feretro della santa rimase
esposto con grandi onori per alcuni giorni.
Il 4 luglio 1374, a poco meno di un anno di distanza dalla morte, le reliquie
di Brigida arrivarono a Vadstena e furono provvisoriamente collocate in una
cappella lignea sulle mura di cinta, in attesa che fosse terminata la chiesa, a
quel tempo in fase di costruzione. Durante tutto il viaggio la gente era accorsa
numerosa a dare il benvenuto alla principessa svedese che tornava a casa.
Si realizzavano così le parole del Signore, che aveva annunciato a Brigida che
sarebbe stata monaca a Vadstena.
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