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Brigida era stata occasionalmente gratificata da alcune visioni fin dalla prima
infanzia; fu tuttavia durante gli anni trascorsi ad Alvastra dopo la morte del
marito che visioni e rivelazioni divennero più frequenti. Inizialmente Brigida
non osò dar credito a quanto appariva al suo occhio interiore e a quanto le sue
orecchie udivano durante l'estasi, temendo anzi che potesse trattarsi di una
tentazione del demonio. Si rivolse allora al suo consigliere spirituale, maestro
Matthias, teologo di fama, che dopo un attento esame dei testi la confortò e
rassicurò.
Ma a far svanire ogni dubbio di Brigida furono le parole di grande potenza,
bellezza e forza di persuasione che il Signore le fece udire quando si trovava
ancora ad Alvastra e che nell'edizione definitiva aprono il primo libro delle
Rivelazioni:
Io sono il Creatore del cielo e della terra, uno in divinità con il Padre e lo
Spirito Santo. Io sono colui che parlò ai,patriarchi e ai profeti e colui che
essi attendevano. E per esaudire i loro desideri, secondo la mia promessa, che
ho assunto carne umana senza peccato né concupiscenza, entrando nel ventre
della Vergine allo stesso modo in cui un sole risplendente passa attraverso un
vetro puro e trasparente. E come il sole, attraversando il vetro, non lo
offende, così la verginità di Maria non fu né lesa né offesa quando io presi da
lei la mia umanità. Ora devi sapere che io ho assunto l'umanità in modo da non
rinunciare alla mia divinità. E sebbene fossi nel ventre della Vergine con
umanità, ero ugualmente in comunione di divinità col Padre e lo Spirito Santo; e
come lo splendore non si separa mai dal fuoco, così la mia divinità non si è mai
separata dall'umanità, neppure nella morte...
E poi un appello personale e insieme un'investitura: E tu, figlia mia, che ho
scelto per me e alla quale io parlo, amami con tutto il tuo cuore, non come un
figlio o una figlia, o come i genitori amano i loro figli, ma più di tutto ciò
che esiste al mondo; perché io, che vi ho creato, amo talmente la vostra anima
che preferirei essere crocifisso un'altra volta, se fosse possibile, piuttosto
che privarmene.
Dopo i comprensibili dubbi e le esitazioni del periodo iniziale, Brigida fu
sempre saldissima nel suo convincimento di essere stata scelta dal Signore per
far conoscere agli uomini certe verità. La certezza della sua missione le
derivava dalla voce che le parlava dentro e le diceva: «Io sono il tuo Dio che
vuole parlare con te».
La visione di Dio di Brigida derivava da esperienza diretta: Dio per lei non
era un concetto astratto, ma un vissuto quotidiano. Consapevole del dono divino
che possedeva, Brigida così cercò di descriverlo: «Dolcissimo Dio, è
meraviglioso ciò che operi in me; quando a te piace, fai calare sul mio corpo un
sonno spirituale e rendi l'anima capace di vedere e udire le cose dello
spirito».
Di conseguenza la futura santa agì come docile strumento delle divina
provvidenza e poté rivolgere senza timore i suoi ammonimenti, spesso assai duri
e severi, a personaggi influenti e allo stesso papa. Il che, come fa notare
padre Graziano di Santa Teresa in un pregevole studio dedicato all'azione
politica delle sante medievali, in particolare Brigida di Svezia e Caterina da
Siena, «meraviglia fortemente in donne d'altronde tanto deferenti verso
qualsiasi autorità, religiosa e civile, tanto soggette ai loro direttori
spirituali e di profondissima umiltà nella loro vita e condotta ordinaria»4.
La deposizione al processo del vescovo Alfonso ci informa infatti che Brigida
dimostrò sempre la massima obbedienza verso i suoi padri spirituali, al punto
da «mortificare la propria volontà perché ogni cosa che faceva era sottomessa
al consenso del predetto padre spirituale».
La figlia Caterina testimoniò la stessa cosa. Perché una persona così umile e
rispettosa potesse inviare al papa e ai sovrani messaggi tanto severi e talora
addirittura offensivi, era indispensabile che fosse convinta della loro
origine divina e della loro conseguente necessità storica. Convincimenti che in
Brigida non vennero mai meno.
Poiché le rivelazioni che Brigida riceveva non erano destinate soltanto a lei,
ma anche ad altri, si presentò subito la necessità di trascriverle. Brigida
prese così l'abitudine di mettere subito per iscritto quanto aveva udito: le
parole del Signore, della Vergine e dei santi si imprimevano infatti con estrema
precisione nella sua mente, così che, al risveglio dall'estasi, poteva
trascrivere ogni parola velocemente e con sicurezza. Dopo che i testi erano
stati fissati sulla carta, Brigida perdeva il ricordo esatto della successione
verbale e non conservava altro che la memoria dell'argomento che era stato
oggetto della rivelazione. Come sappiamo, Brigida scriveva in svedese e i testi
venivano poi tradotti in latino da Petrus di Alvastra, aiutato di frequente da
Petrus di Skànninge. In seguito fu il vescovo Alfonso, il devoto amico degli
ultimi anni, a svolgere il lavoro redazionale vero e proprio, suddividendo le
rivelazioni in otto libri, senza peraltro seguire un ordine logico o
cronologico preciso.
La redazione definitiva delle rivelazioni fu curata nel secolo successivo dai
monaci di Vadstena e stampata nel 1492 a Lubecca per incarico del monastero in
ottocento esemplari su carta e sedici su pergamena: l'invenzione della stampa
ad opera di Giovanni Gutenberg risaliva a pochi decenni prima (1455).
I contenuti degli otto libri delle Revelationes possono essere così descritti:
Libri I e II: rivelazioni ricevute in Svezia
Libro III: moniti al clero e ai vescovi per la loro vita e il loro ufficio
Libro IV: rivelazioni ricevute a Roma e per Roma
Libro V: libro delle domande
Libro VI: visioni su temi vari
Libro VII: visioni ricevute in Terra Santa
Libro VIII: ammonimenti avuti da Gesù Cristo per principi e regnanti
Alle Revelationes vanno aggiunte le Revelationes extravagantes (ossia
«supplementari», non accolte nei testi canonici), che contengono notizie
biografiche e anche indicazioni e consigli per le monache e i monaci di
Vadstena.
Le opere di santa Brigida comprendono inoltre la Regola dell'ordine del
Santissimo Salvatore, in trentuno capitoli, che la santa dettò a Petrus di
Alvastra. Come abbiamo visto, per ottenere l'approvazione della Santa Sede si
resero necessarie alcune modifiche di contenuto e aggiustamenti linguistici.
C'è poi il Sermo angelicus, tradotto in latino da Petrus di Skànninge: ventuno
letture liturgiche, tre per ogni giorno della settimana, che Brigida ricevette
da un angelo durante il primo periodo del suo soggiorno romano, quando abitava
nella casa del cardinale adiacente alla chiesa di San Lorenzo in Damaso, e che
descrivono la storia della salvezza, dalla nascita di Maria fino alla sua
glorificazione.
Nella sua Deposicio copiosissima il maestro Petrus testimonia a questo
proposito:
Ogni giorno la signora Brigida, dopo aver devotamente recitato le sue
preghiere, si preparava nella sua camera, la cui finestra consentiva la vista
dell'altar maggiore della chiesa, con carta e penna in mano e aspettava
l'angelo, finché egli veniva. E l'angelo si poneva in piedi accanto a lei, col
volto sempre rivolto verso l'altare dove si trovava il corpo di Cristo, e
dettava chiaramente e ordinatamente le citate lezioni nella lingua materna
della signora Brigida e lei con grande devozione scriveva tutto ciò che usciva
dalla bocca dell'angelo. Qualche volta capitava che l'angelo non venisse e
interrogata dal suo padre spirituale ella rispondeva con grande umiltà: «Oggi
non ho scritto nulla, perché ho atteso l'angelo di Dio affinché mi dettasse,
ma lui non è venuto». Ciò durò oltre un anno; non ogni giorno, ma di tanto in
tanto l'angelo veniva da Brigida, che lo vedeva con gli occhi corporali.
Vanno citate infine le Preghiere di Santa Brigida: quattro preghiere lunghe, due
rivolte a Gesù e due alla Vergine, e quindici preghiere più brevi, che Brigida
ricevette nel 1346 ad Alvastra, dedicate alla sofferenza del Redentore. Per
tutta la vita Brigida le recitò quotidianamente.
Brigida attribuì sempre ogni suo scritto a Gesù e alla Vergine.
Indipendentemente dalla fonte, sulla quale la critica letteraria non può né
vuole esprimere alcun giudizio, l'opera che porta la sua firma, in particolare
le Rivelazioni, è molto apprezzata. Quanto la santa sia stimata anche come
scrittrice è chiaramente espresso dal professor E.N. Tigerstedt, docente di
letteratura all'università di Stoccolma, che scrive: «Brigida è una delle
figure più possenti e singolari della nostra letteratura, uno dei grandi
scrittori svedesi».
Le Rivelazioni di santa Brigida sono peraltro state sottoposte a molte
valutazioni teologiche. Il primo teologo che se ne occupò fu il maestro
Matthias, che con la sua fama di teologo e uomo di cultura conferì loro autorità
e legittimità: «Io Matthias, canonico di Linkòping, partecipo a tutti gli uomini
con questo scritto la verità divina che ho udito confessando un'amica di Dio».
In seguito, quando Brigida viveva ancora in Svezia, le analizzò l'arcivescovo
Birger di Uppsala e a Roma soprattutto il vescovo Alfonso di Jaén. Tutti furono
d'accordo nel riconoscerne l'ispirazione divina. Nel corso del processo di
canonizzazione, papa Gregorio XI fece accuratamente valutare le Rivelazioni da
tre cardinali e vari teologi, che giunsero alla medesima conclusione. Nel 1379
infine Urbano VI istituì un'altra commissione di cardinali e teologi, che ugualmente trovò le rivelazioni
veritiere e ispirate da Dio, quindi adatte a essere diffuse, ed espresse
pubblicamente e ufficialmente tale risultato.
Questa dichiarazione suscitò in molti il desiderio di conoscerle, e fu così che
importanti personalità politiche e religiose inviarono appositamente messi a
Roma per procurarsele; tra questi anche il re di Boemia, Carlo V di Francia e
le regine di Napoli, Cipro e Castiglia. Le Rivelazioni furono quindi ricopiate
molte volte. La canonizzazione di Brigida, avvenuta il 7 ottobre 1391, ne
accrebbe ulteriormente la fama.
Nonostante l'approvazione di papi e teologi e il parere positivo dei padri
consiliari di Costanza (1415) e di un'ulteriore commissione creata nel 1455 dal
concilio di Basilea della quale faceva parte anche il famoso cardinale Giovanni
Torquemada, non sono mancati gli oppositori, a giudizio dei quali alle
Rivelazioni doveva essere attribuito valore esclusivamente umano. Altri
supposero addirittura che i due Petrus e il vescovo Alfonso avessero ampliato,
modificato e abbellito i testi, o addirittura se li fossero inventati.
Certamente coloro che posero mano alle Rivelazioni, le tradussero in latino e
ne curarono l'edizione definitiva hanno apportato qualche contributo personale.
Ma è giusto ipotizzare che si sia trattato di un contributo formale, e non
sostanziale, sia per il rispetto nei confronti di Brigida e per il prezioso
materiale che veniva loro affidato, sia perché Brigida aveva una conoscenza del
latino sufficiente per controllare testo e traduzione.
Con riferimento al contributo umano alle Rivelazioni, Gesù stesso disse a
Brigida:
Io sono come un falegname che taglia pezzi di legno nel bosco, li porta a casa
e ne ricava una bella scultura, che orna di colori e figure di contorno. Quando
i suoi amici vedono che la scultura potrebbe essere ornata di colori ancora più
belli, vi sovrappongono i loro colori e aggiungono altre pitture. Così io,
Dio, ho tratto le mie parole dal bosco della mia divinità e le ho poste nel tuo
cuore. 1 miei amici poi, in forza della virtù che è stata loro data, hanno
riunito queste parole in libri e le hanno dipinte e ornate.
Il contributo umano non è negato, ma spiegato e collocato in corretta luce.
L'origine di ciò che viene visto e udito durante le estasi ha sempre suscitato
discussioni e problemi: non soltanto nel caso di Brigida di Svezia ma anche di
tanti altri mistici e santi che furono gratificati da visioni e audizioni. Con
riferimento a Brigida, coloro che le vissero accanto ritennero le sue
Rivelazioni di origine soprannaturale, e dello stesso avviso sono ancor oggi
numerosi studiosi e devoti; per altri esse sarebbero in parte attribuibili alla
fantasia di lei, per altri ancora lo sarebbero in toto. A giudizio di alcuni,
Brigida ricorrerebbe all'origine soprannaturale dei testi per dar loro maggior
efficacia. Commenta a questo proposito frate Graziano Maioli:
Chi non ammette alcuna origine soprannaturale dovrà collocare Brigida fra i
grandi geni letterari per l'incredibile varietà di situazioni, ora tragiche ora
drammatiche, e per il continuo succedersi di traslati sempre attinenti al
soggetto, anche se talvolta sembrino strani...
Cristo, rivolto alla corte celeste, dichiara ch'egli parla in quella data maniera propter cognitionem et
instructionem istius adstantis sponsae, quae spiritualia non potest percipere
nisi per corporalia (cioè: «per conoscenza e istruzione di questa sposa, che
non può capire le cose spirituali se non attraverso le cose corporali»).
Certo, se questa ed altre espressioni simili sono una finzione letteraria,
bisogna riconoscere in Brigida un ingegno sopraffino e anche una certa dose di
umorismo.
Le Rivelazioni di santa Brigida sono anche un'opera di grande afflato poetico:
in mille modi viene espresso l'amore sconfinato della santa per il Cristo, la
Vergine e il mistero della Trinità. Per rendersene conto basta leggere le
espressioni dedicate alla Vergine Maria, paragonata per esempio a un
arcobaleno:
Io sono la Vergine che dall'alto assiste il mondo in continua preghiera, allo
stesso modo in cui dalle nuvole l'arcobaleno tende verso la terra e sembra
toccarla. L'arcobaleno sono io, che attraverso la preghiera mi chino verso gli
abitanti della terra, buoni o cattivi che siano. Mi chino verso i buoni affinché
siano saldi e costanti in ciò che la Chiesa comanda loro, e verso i cattivi
affinché non progrediscano nella loro cattiveria.
Ed ecco le parole con le quali la Madre di Dio spiega a Brigida come mai fu
scelta dal Signore:
Un uomo, cercando delle pietre, trovò la calamita e la custodì fra i suoi tesori
perché essa conduce le navi in porto. Così mio Figlio, cercando fra le sue
pietre che sono i santi, scelse me come Madre affinché attraverso di me gli
uomini fossero condotti al porto della salvezza e nell'oasi del cielo. Come la
calamita, con una dolce attrazione, richiama a sé il ferro, così io attiro a Dio
i più duri di cuore...
La Vergine è paragonata anche a un fiore dal quale le api succhiano dolcezza:
Io somiglio a un fiore dal quale le api colgono dolcezza; e sebbene esse ne
prendano molta, la mia dolcezza non finisce mai; infatti io sono in grado di
prodigare grazie a tutti, avendone sempre in sovrabbondanza. 1 miei eletti
sono come le api, che con tutta la devozione di cui sono capaci sono attenti a
qualsiasi cosa minacci il mio onore, e come le api lavorano con cura e
attenzione....
Maria è paragonata infine a un giardiniere:
Sono come un giardiniere di questo mondo, che quando vede soffiare il vento
impetuoso che danneggia le piante e gli arboscelli, si reca subito in giardino
e li lega e li sorregge con pali e sostegni, prendendo ogni precauzione
affinché non si rovinino, non si rompano e non si sradichino. Ebbene, io faccio
la stessa cosa: essendo Madre di misericordia nel giardino di questo mondo,
quando vedo che si alzano i venti delle tentazioni mi rivolgo subito a Dio, mio
Figlio, con le preghiere implorandolo affinché siano sostenuti e protetti dai
venti impetuosi delle tentazioni...
Chi disprezza l'aiuto di mio figlio e il mio, si lascia portare via dal vento
delle tentazioni.
Come si può constatare, l'uso di paragoni e allegorie è assai frequente e
risponde a una necessità, come fu spiegato a Brigida:
Ciò che vedi, non si rivela a te così com'è; infatti se tu vedessi la bellezza
spirituale degli angeli e delle anime sante, il tuo corpo non potrebbe
sopportarlo e per la gioia che la tua anima proverebbe a tale vista si
spezzerebbe come un vaso lesionato e fragile. E se tu vedessi i demoni come
realmente sono, o vivresti con grande tormento oppure improvvisamente moriresti
a causa di tale orribile vista. Per questo motivo le cose spirituali si
mostrano a te con veste materiale e ti vengono illustrate con parabole,
altrimenti la tua anima non potrebbe afferrarle. Ma la cosa più meravigliosa è
che tu senti il mio spirito muoversi nel tuo cuore.
Indubbiamente la varietà, la bellezza, la ricchezza, il coraggio e il frequente
annuncio profetico riscontrabili nei testi che, assai velocemente e senza
correzioni, Brigida scriveva dopo l'estasi o dettava ai suoi confessori non
sono facilmente spiegabili. Accettarne o meno l'origine trascendente resterà
tuttavia sempre una scelta squisitamente personale. Quello che conta in questa
sede, e che vale qualunque sia l'interpretazione prescelta, è sottolineare il
fine che le Rivelazioni si propongono.
Scopo delle Rivelazioni e dell'intera missione di santa Brigida è il
rinnovamento della Chiesa, che ella amò moltissimo e che non intese riformare:
volle soltanto ripristinarne il volto legittimo sfigurato dagli uomini. Brigida
non criticava le leggi vigenti, denunciava il fatto che non fossero osservate,
e mostrava la Chiesa qual era al suo tempo, triste e tenebrosa, e quale
avrebbe dovuto essere, luminosa e pura. Non si limitava a condannare, ma
indicava la via per il ritorno alla primitiva purezza.
È la Vergine stessa a rivelare a Brigida il triplice profilo della Chiesa alla
luce del ministero di tre apostoli: Giovanni, Pietro e Paolo.
In Giovanni splendono l'obbedienza e la dolcezza che Brigida deve far sue:
«Abbassati alle cose umili e avrai le sublimi. Lascia la tua propria volontà se
vuoi essere piccola. Disprezza le cose terrene e sarai una creatura celeste.
Disprezza le cose superflue ed avrai abbondanza spirituale».
Pietro è animato dalla fede: «In Pietro brilla la fede della Santa Chiesa. E
come Pietro rimase stabile fino alla fine, così rimarrà stabile fino alla fine
la fede della Chiesa». E ancora: «Cerca pertanto la santa fede nella Chiesa di
san Pietro; una volta che l'hai cercata conservala nella tua memoria e portala
alla perfezione nelle tue opere».
In Paolo infine si trova la pazienza per vivere la carità di Cristo e soffrire
per lui: «Con la pazienza di Paolo si accende la carità di Dio nei cuori, gli
animi si infiammano per compiere cose grandi, l'uomo diventa umile, mite,
misericordioso, fervente verso le cose celesti, sollecito di sé, perseverante
nelle iniziative intraprese».
Obbediente Giovanni, fermo nella fede Pietro, amorosamente paziente Paolo:
queste tre grandi virtù devono animare la Chiesa e i suoi fedeli.
Forte delle sue rivelazioni, la santa svedese sollecitava gli ecclesiastici a
non trascurare i loro doveri, ad abbandonare mondanità e sfarzo, concubinato e
simonia, e ricordava ai monaci l'osservanza delle regole dei fondatori.
Brigida era ben conscia dei mali della Chiesa e nella già riportata lettera al
vescovo di Orvieto` ne descrive il miserando stato. Nel primo libro delle
Rivelazioni, al capitolo XLI, compendia le colpe del papato. Anche questo
messaggio è stato riportato in un precedente capitolo. Brigida fustiga i papi
per abuso di potere e mancanza di adesione ai loro doveri, però difende il
papato come istituzione e come ideale.
Con riferimento ai vescovi, mette in bocca a sant'Ambrogio, che le appare a
Milano, prima tappa del viaggio in Italia, una severa critica a Giovanni
Visconti, arcivescovo e signore temporale di Milano, usando ancora una volta
un'allegoria, quella delle dieci ore. Eccola:
C'era un uomo che aveva una brava e buona moglie, ma le preferiva la domestica.
Da ciò derivarono tre cose: le parole e il sorriso della domestica lo
rallegravano più della moglie; donò alla domestica i vestiti più belli non
curandosi che la moglie andasse vestita umilmente di stoffa ordinaria,
macchiata e strappata; passava con la domestica nove ore su dieci, mentre ne
dedicava una soltanto alla moglie. Delle nove ore, occupava la prima a guardare
la ragazza rallegrandosi della sua bellezza. Nella seconda ora dormiva fra le
sue braccia. Nella terza lavorava lietamente per lei. Nella quarta si riposava
accanto a lei. Nella quinta si dava da fare per procurarle tutto quello che le
era necessario. Nella sesta era lieto perché ella si dimostrava riconoscente.
Nella settima si accendeva di desiderio e nell'ottava lo soddisfaceva. Nella
nona tralasciava di fare alcune cose che avrebbe dovuto fare. Nella decima
faceva quello che non aveva voglia di fare, cioè si dedicava alla moglie. Ma un
giorno si presentò a lui uno dei parenti della moglie e gli disse severamente:
«Ritorna alla tua legittima consorte, amala, vestila decentemente e passa nove
ore con lei e soltanto una con la ragazza; se così non farai, affronterai una
morte tremenda».
Il significato è chiaro: il vescovo è consacrato alla Chiesa, così come il
marito lo è alla legittima sposa. E come l'uomo dell'allegoria ha trascurato la
moglie per dedicarsi alla ragazza, così il vescovo trascura la Chiesa per
dedicarsi alle cose mondane.
Brigida rivolse a Giovanni Visconti appelli molto eloquenti, che tuttavia non
ebbero effetto, per cui le fu spiegato che quel vescovo era «come una
testuggine, sulla cui dura corazza i colpi rimbalzano; egli è contento di
vivere nel fango e di andarsene in giro con la testa rivolta verso il suolo, e
non desidera altro che continuare a vivere nel peccato».
Brigida ebbe grandissima stima del ruolo del sacerdote, che amministra i due
sacramenti più importanti, la confessione e la comunione; ruolo che può
continuare a svolgere, purché regolarmente ordinato, anche se indegno: «E io
dico che i preti sono veri preti e consacrano il corpo di Gesù Cristo anche se
sono carichi di peccati; essi trattano veramente Dio sull'altare e
amministrano gli altri sacramenti anche se, a causa dei loro peccati, sono
indegni davanti a Dio della gloria celeste».
La vita dissoluta di certi sacerdoti la induce tuttavia a dire: «È più caro a
Dio che costoro non dicano messa, piuttosto che tocchino il corpo di Dio con le
loro mani meretrici».
Brigida non volle distruggere, ma purificare e rinnovare. Il risultato della
sua lunga e intrepida missione non fu sempre positivo, non sempre i suoi moniti
furono ascoltati. Ma molto opportunamente scrive Graziano Maioli nello studio
sopra citato:
Anche persone non prevenute contro Brigida, anzi stimandola per la sua santa
vita, non sempre furono docili agli avvisi e agli ammonimenti dati da lei, così
da poter concludere che in parte la sua missione fallì; ma gli insuccessi,
comuni d'altronde al profetismo vecchio-testamentario e all'annuncio
evangelico, indicano solo che all'offerta di rinnovamento da parte di Dio
corrisponde spesso la neghittosità e l'insofferenza dell'uomo. È allora che la
tempra dell'araldo di Dio manifesta la sua resistenza inflessibile. Infatti
anche Brigida non venne mai meno al suo compito di intermediaria fra il cielo e
la terra fino all'ultimo respiro.
Scopo ultimo dell'opera di Brigida a favore del rinnovamento della Chiesa,
della moralizzazione dei costumi, del miglioramento dei rapporti fra le nazioni
e fra i sovrani e il loro popolo, fu in ultima analisi l'elevazione del livello
spirituale della società e del singolo individuo. Il secolo XIV nel quale
Brigida visse fu denso di difficoltà sociali e politiche: la guerra dei
cent'anni, le innumerevoli contrapposizioni tra i principi laici ed
ecclesiastici, la peste nera e il papato avignonese, con tutte le conseguenze
che questa situazione comportò. Brigida visse appieno il suo tempo, immersa nel
mondo anche quando a Roma conduceva vita praticamente monacale, e prese atto
per esperienza diretta di tutto questo.
Si divideva fra esperienza ascetica ed estatica e fervida attività di denuncia, ammonimento e stimolo nei confronti
dei potenti del mondo. La sua opera letteraria è la perfetta testimonianza di
tutto questo: grande afflato mistico e altrettanto grande coinvolgimento
mondano, così che Brigida è compiutamente cittadina del cielo e della terra,
realizzando al massimo livello la vocazione umana e spirituale del
cristianesimo, per il quale la terra è il vivaio del cielo.
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