|
Il V Libro delle Rivelazioni, detto Libro delle Domande, è molto particolare e
completamente diverso dagli altri: è il testo propriamente teologico di santa
Brigida. Esso è frutto di una lunga visione che la santa ebbe quando viveva
ancora in Svezia e dal monastero di Alvastra, dove si era stabilita dopo la
morte del marito, si stava recando a cavallo al castello di Vadstena che il re
le aveva donato perché fosse la sede dell'ordine del Santissimo Salvatore.
Il vescovo spagnolo Alfonso Pecha de Vadaterra, autore della prefazione al
libro, racconta che Brigida cadde improvvisamente in estasi e vide una lunga
scala che partiva da terra e raggiungeva il cielo dove Cristo era seduto in
trono come un giudice, circondato da angeli e santi, con la Vergine ai suoi
piedi. Sulla scala c'era un monaco, una persona colta che Brigida conosceva ma
che non viene nominata; costui si dimostrava molto agitato e nervoso e
gesticolando poneva ostinatamente domande a Cristo, che gli rispondeva con
pazienza.
Le domande che il monaco pone al Signore sono quelle che probabilmente ognuno di
noi, almeno una volta nella vita, si pone sull'esistenza di Dio e il
comportamento umano, con ogni probabilità gli stessi interrogativi che Brigida
stessa si era posta o si poneva. Il Libro delle Domande è quindi una sorta di
manuale di fede cristiana per persone dalla fede non salda, un testo umanissimo
e molto vicino all'anima di chiunque si interroghi seriamente e sinceramente sui
grandi problemi della vita, sulla fede e sul nostro destino ultimo.
Sappiamo che, giunta a Vadstena, Brigida fu destata dai suoi servitori; lei se
ne dispiacque, perché avrebbe preferito restare nella dimensione spirituale
nella quale si era trovata immersa. Tutto però era rimasto perfettamente
impresso nella sua mente, per cui poté trascriverlo in pochissimo tempo.
Nel monaco che si arrampica sulla scala molti hanno visto il maestro Matthias,
il grande teologo, primo confessore di Brigida; altri genericamente un frate
domenicano (nelle miniature dei manoscritti il monaco è rappresentato col saio
domenicano), simbolo dell'orgoglio intellettuale al quale comunque Gesù, con
estrema comprensione e generosità, offre tutte le risposte.
Ecco come viene introdotta la trattazione:
Capitò una volta che Brigida andava a cavallo a Vadstena essendo accompagnata
da parecchi dei suoi amici, che erano anch'essi a cavallo. E mentre cavalcava
elevò lo spirito a Dio e subitamente fu rapita e come alienata dai sensi in
maniera singolare, sospesa nella contemplazione. Vide allora come una scala
fissata a terra, la cui sommità toccava il cielo; e nell'alto del cielo vedeva
Nostro Signor Gesù Cristo seduto su un trono solenne e ammirevole, come un
giudice giudicante; ai suoi piedi era seduta la Vergine Maria e intorno al
trono vi era una innumerevole compagnia di angeli e una grande assemblea di
santi.
A metà della scala vedeva un religioso che conosceva e che viveva ancora,
conoscitore della teologia, fine e ingannatore, pieno di diabolica malizia, che
dall'espressione del volto e dai modi mostrava di essere impaziente, più
diavolo che religioso. Ella vedeva i pensieri e i sentimenti interiori del cuore
di quel religioso e come si esprimeva nei confronti di Gesù Cristo... E vedeva
e udiva come Gesù Cristo giudice rispondeva dolcemente e onestamente a queste
domande con brevità e saggezza e come ogni tanto Nostra Signora dicesse
qualche parola a Brigida.
Ma quando la santa ebbe concepito nello spirito il contenuto di questo libro,
avvenne che arrivò al castello. 1 suoi amici fermarono il cavallo e cercarono
di destarla dal suo rapimento ed ella fu dispiaciuta di essere stata privata di
così grandi divine dolcezze.
Questo libro delle domande rimase impresso nel suo cuore e nella sua memoria
come se fosse stato scolpito nel marmo. Ella lo scrisse subito nella sua lingua
volgare, che il suo confessore tradusse in seguito in latino, così come aveva
tradotto gli altri libri...
li Libro delle Domande contiene sedici interrogazioni, ognuna delle quali è
suddivisa in quattro, cinque o sei domande, a ognuna delle quali Gesù risponde
dettagliatamente.
Per dare subito un'idea precisa della struttura e del contenuto del libro,
riportiamo per intero la prima interrogazione che contiene cinque domande
legate alla nostra fisicità.
Prima interrogazione
1. O giudice, io ti interrogo. Tu mi hai donato la bocca: non debbo forse
parlare di cose piacevoli?
2. Tu mi hai donato gli occhi: non devo vedere gli oggetti che mi dilettano?
3. Tu mi hai donato le orecchie: perché non dovrei ascoltare i suoni e le
armonie che mi piacciono?
4. Tu mi hai donato le mani: perché non dovrei farne
ciò che mi piace?
5. Tu mi hai donato i piedi: perché non dovrei andare dove mi conducono i miei
desideri?
Risposte di Gesù Cristo
1. Il giudice, seduto su un trono sublime, con gesti molto dolci e molto onesti
rispose: Amico mio, ti ho dato la bocca per parlare ragionevolmente delle cose
utili all'anima e al corpo, e delle cose che sono in mio onore.
2. Ti ho dato gli occhi affinché tu veda il male e lo eviti e affinché tu veda
il bene e ad esso ti ispiri.
3. Ti ho dato le orecchie per ascoltare la verità e per udire ciò che è onesto.
4. Ti ho dato le mani affinché con esse tu faccia ciò che è necessario al corpo
e che non nuoce all'anima.
5. Ti ho dati i piedi perché tu ti allontani dall'amore del mondo e ti avvicini
al riposo eterno, all'amore della tua anima e a me, tuo Creatore.
Ma il monaco va ancora più a fondo, insistendo sugli stessi temi:
O giudice, ti domando perché mi hai dato i sensi corporali se non dobbiamo
vivere in base ad essi. Perché ci hai donato la carne e altri sostentamenti
corporali se non vuoi che li utilizziamo vivendo secondo gli appetiti
disordinati del corpo? Perché ci hai dato il libero arbitrio se non possiamo
seguire la nostra volontà?
E la risposta è questa:
Amico mio, ho donato all'uomo i sensi e l'intelligenza per seguire le vie della
vita e per fuggire le vie della morte.
Ho donato le carni e gli alimenti necessari al sostentamento corporale perché
vengano usate con moderazione e l'anima acquisti maggiore virtù, senza essere
indebolita e oppressa dalla quantità eccessiva.
Ho donato all'uomo il libero arbitrio perché rinunci alla propria volontà per
amor mio, che sono il suo Dio, accrescendo così i propri meriti.
Sempre collocato a metà della scala, il monaco rivolge al Signore altre domande
che si riferiscono ancora alla condizione umana:
O giudice, perché devo ricercare la sapienza divina visto che possiedo la
sapienza del mondo? Perché devo piangere, avendo in me in abbondanza la gloria e
la gioia del mondo? Dimmi perché e come devo rallegrarmi nelle afflizioni
corporali. Perché devo aver paura, possedendo forze molto grandi? Perché dovrei
ubbidire agli altri se dispongo della mia volontà? Ed ecco le risposte:
Amico mio, colui che è giudice agli occhi del mondo è cieco e folle davanti a
me. Pertanto, per acquisire la mia divina saggezza, è necessario ricercarla
diligentemente e umilmente.
Chi possiede gli onori del mondo e la sua gioia è spesso agitato da cure diverse
e immerso in amarezze che conducono all'inferno. Pertanto, per evitare che si
allontani dalla vista del cielo e che venga fuorviato, è necessario che preghi
e che pianga.
È assai utile rallegrarsi nell'afflizione e nell'infermità della carne, poiché
la mia divina misericordia è vicina a chi patisce le sofferenze che rendono più
breve la via che conduce alla vita eterna.
Tutti coloro che sono forti, lo sono grazie alla mia forza, poiché io sono più
forte di loro. Devono quindi temere sempre che le loro forze siano loro
sottratte.
Chi dispone del libero arbitrio deve temere e comprendere che non vi è nulla
che conduca più facilmente alla dannazione eterna che la propria volontà priva
di una guida. Chi rinuncia alla propria volontà e la pone nelle mani mie, che
sono il suo Dio, avrà il cielo senza pena alcuna.
E poi questa umanissima domanda: Perché permetti che il corpo soffra? La
risposta è questa:
L'infermità affligge il corpo affinché l'uomo stia bene attento a conservare
dentro di sé, attraverso la sofferenza e il controllo della carne, la
moderazione spirituale e la pazienza, che è sovente messa in pericolo a causa
del vizio dell'incontinenza e l'attaccamento alle cose superflue.
Il male, la sofferenza, la morte sono temi che ricorrono ampiamente nelle
domande del monaco, e del resto si tratta dei misteri più grandi e sentiti
dell'esistenza umana. All'interrogazione successiva troviamo infatti queste
precise domande:
Perché la peste, la carestia e altri affanni affliggono il corpo? Perché la
morte arriva quando meno ci si pensa, così che raramente la si può prevedere?
E la risposta, paziente e condiscendente, del giudice non tarda ad arrivare:
È scritto nella legge che chi ruberà dovrà restituire più di quanto abbia
rubato.
Fintanto che gli uomini ingrati ricevono i miei doni e ne abusano, non mi rendono affatto l'onore che
mi è dovuto. E per questo che io permetto le pene del corpo, affinché l'anima
sia salva nell'altro mondo. Talora io punisco l'uomo nelle cose che più ama,
affinché colui che non mi ha voluto riconoscere nella gioia mi riconosca nella
tristezza.
Mi chiedi anche perché la morte è improvvisa. Se l'uomo conoscesse il giorno
della sua morte, mi servirebbe per paura e cadrebbe nella disperazione. Che
l'uomo dunque mi serva per spirito d'amore, abbia sempre cura di sé e sia sicuro
di me; è per questo che l'ora della morte è incerta, e ciò è giusto in quanto
avendo l'uomo abbandonato il vero e il certo, era necessario e giusto che fosse
afflitto da ciò che era incerto.
Il monaco ha ancora molte cose da chiedere al Signore, per esempio queste:
Perché non mostri la tua gloria agli uomini in questo mondo, affinché mentre
vivono ti desiderino con maggior fervore? Perché gli angeli e i santi, che sono
più nobili e più sublimi delle creature mortali, non sono visti dagli uomini in
questa vita? Essendo le pene dell'inferno orribili e incomparabili, perché non
le mostri agli uomini in questa vita, così che possano evitarle?
Ed ecco la risposta:
La mia gloria è ineffabile e incomparabile in soavità e bontà. Se dunque la mia
gloria fosse vista così com'è, i corpi dell'uomo corruttibile si
disintegrerebbero, così come lo furono i sensi di coloro che videro la mia
gloria sulla montagna. Il loro corpo si distruggerebbe anche a causa della
troppo grande gioia dell'anima e non potrebbe più fare gli esercizi corporali.
Quindi, poiché l'ingresso del cielo non è aperto senza le opere dell'amore, la
mia gloria è loro nascosta per qualche tempo affinché, per il desiderio e la
fede, possano in seguito vederla più abbondantemente e più felicemente che mai.
Perché non si vedono i santi nel luogo dove si trovano? Se i miei santi fossero
visti e parlassero chiaramente, riceverebbero l'onore dovuto; ma la fede
perderebbe il suo merito e la debolezza della carne non potrebbe sopportare il
loro splendore. Del resto la mia giustizia non vuole che una sì gran luce sia
vista da una così grande fragilità.
Tu chiedi ancora perché le pene dell'inferno non sono viste. Se le pene
dell'inferno fossero viste così come sono, l'uomo si spaventerebbe e cercherebbe
il cielo, non per spirito d'amore ma per timore. E poiché nessuno deve
desiderare le gioie celesti per paura delle pene, ma per la divina carità, io
nascondo le pene dei dannati. Come i buoni e i santi non possono gustare questa
gioia ineffabile prima della separazione dell'anima dal corpo, così i malvagi
non possono gustare le pene terribili prima della morte; ma essendo la loro
anima separata dal corpo, essi sperimentano le sofferenze attraverso i
sentimenti che non hanno voluto capire nel loro spirito quando avrebbero potuto
farlo per mia grazia.
II monaco, sempre stando sulla sua scala, affronta poi questioni squisitamente
spirituali relative alla Vergine e agli angeli, ponendosi il doloroso
interrogativo suscitato dal raffronto tra la condizione angelica e quella
umana:
O giudice, perché sei così ineguale nei tuoi doni e nelle tue grazie e hai
prediletto e preferito la santa Vergine Maria su tutte le creature e l'hai
esaltata al di sopra degli angeli? Perché hai donato agli angeli lo spirito
senza la carne e li hai destinati alle gioie celesti? E perché hai donato
all'uomo un vaso di terra e uno spirito e l'hai obbligato a vivere con fatica e
pena e a morire con dolore?
La risposta del Signore è di grande solennità: Amico mio, io nella mia divinità
conosco fin da tutta l'eternità tutte le cose future; quelle avvenute come
quelle che devono avvenire, perché come la caduta dell'uomo è stata da me
prevista, così la mia giustizia l'ha permessa; essa però non è stata
predisposta da Dio, e neppure la divina prescienza poteva impedirla; allo
stesso modo la mia misericordia ha previsto da tutta l'eternità la necessità
della liberazione dell'uomo.
Tu domandi perché ho privilegiato al di sopra di tutte le altre la Madre di Dio
e perché l'ho amata al di sopra e al di là di tutte le creature; ciò è avvenuto
perché in lei è stato trovato un segno vero di virtù; infatti come il fuoco si
accende rapidamente quando il legno è ben disposto, allo stesso modo il fuoco
del mio amore si accese più ardentemente in mia Madre, essendo ella meglio
disposta; perché quando l'amore divino, che è di per sé immutabile ed eterno,
cominciò ad apparire e a bruciare allorché la mia divinità si incarnò, così non
esisteva creatura più adatta e più capace di ricevere le fiamme del mio amore
della Santa Vergine, poiché nessuna aveva tanta carità quanta ne aveva lei; e
sebbene il suo amore si fosse manifestato alla fine dei tempi, non di meno ella
era stata conosciuta da tutta l'eternità prima dell'inizio dei tempi, e di
conseguenza predefinita da tutta l'eternità nella divinità; infatti come
nessuno le è stato uguale nell'amore, così ella non ha avuto eguali in grazia e
benedizione.
Poi un'altra domanda rivolta direttamente a Gesù: Essendo stato concepito ed
essendo nato senza peccato, perché hai voluto essere battezzato?
Risponde il Signore:
È necessario che colui che vuole aprire una nuova strada la inizi personalmente.
In altri tempi era stata donata al popolo una via carnale, la circoncisione, in
segno di obbedienza e purificazione, che sortiva l'effetto di grazia futura e
di promessa ai fedeli che rispettavano la legge, prima che venisse la verità
promessa, cioè Gesù Cristo. Ma essendo arrivata la verità e non essendo la
legge che un'ombra, era stato stabilito da tutta l'eternità che la via antica
si sarebbe ritirata, perché priva di effetto. Affinché dunque la verità
apparisse, l'ombra si ritirasse e si manifestasse la via più facile per arrivare
al cielo, io che sono Dio e uomo per umiltà ho voluto essere battezzato per
dare l'esempio a molti e per aprire il cielo ai credenti e ai fedeli; e per
dimostrarlo, dopo che fui battezzato, il cielo si aprì, fu udita la voce del
Padre, lo Spirito Santo apparve in forma di colomba. Io, figlio di Dio, ho
dimostrato di essere vero Dio e uomo, affinché si sappia e si creda che il Padre
eterno apre i cieli ai battezzati e ai fedeli. Lo Spirito Santo è con colui che battezza...
Io, che sono la verità, ho dissipato le ombre. La scorza della
legge fu spezzata, apparve il nocciolo, la circoncisione fu sospesa e il
battesimo fu confermato in me, affinché il cielo fosse aperto ai grandi e ai
piccoli e i figli dell'ira divenissero figli della grazia e della vita eterna.
Il monaco insiste e pone la domanda che da duemila anni l'uomo si pone:
O giudice, te lo domando, poiché tu sei Dio ed uomo, perché non hai manifestato
la tua divinità così come hai manifestato la tua umanità, affinché tutti
credessero in te?
E il giudice risponde:
O amico mio, ti rispondo affinché la malizia del tuo pensiero sia conosciuta ad
altri... Poiché Dio non permette niente senza un motivo, ti rispondo non alla
maniera umana, dato che noi trattiamo di cose spirituali; ma con similitudini,
affinché la mia risposta sia compresa.
Tu domandi dunque perché non ho mostrato la mia divinità allo stesso modo in cui
ho manifestato la mia umanità. lo rispondo: la mia divinità è spirituale e la
mia umanità è corporale. Tuttavia la divinità e l'umanità sono inseparabili, la
mia divinità è increata e tutto ciò che è in essa è bontà e perfezione. Se
dunque una bontà e una perfezione tanto grandi si fossero manifestate
all'occhio imperfetto dell'uomo, chi avrebbe potuto sostenerle, dato che
l'occhio umano non riesce a sopportare neppure la vista del sole materiale?...
È per due ragioni che la mia divinità non si è manifestata più chiaramente:
1° per l'imperfezione umana, che non era in grado di sopportarla, poiché gli occhi
umani sono di sostanza terrena: se l'occhio corporale vedesse la divinità, si
scioglierebbe come cera davanti al fuoco; se l'anima avesse in sorte di vedere
la divinità, il corpo si fonderebbe e si annienterebbe come cenere.
2° non si è manifestata inoltre a ragione della mia divina bontà e della sua costante
stabilità; infatti se io mostrassi agli occhi mortali la mia divinità, che è
incomparabilmente più risplendente del sole e del fuoco, io andrei contro
quanto io stesso dissi: L'uomo non mi vedrà affatto e vivrà. Nemmeno i profeti
mi videro, loro che videro la montagna fumante e dissero: Che Mosè ci parli, e
noi l'ascolteremo. Per questo io, che sono misericordia, affinché l'uomo mi
capisse meglio e non si spaventasse, mi sono mostrato a lui in una forma che
potesse essere vista e udita, ovvero nella mia umanità, che contiene - come
velata - la mia divinità.
Io, che sono Dio e non sono corporale, ho voluto
poter essere udito e visto dagli uomini nella mia umanità.
Non ancora stanco, il monaco chiede ancora: Perché hai preferito nascere da una
Vergine piuttosto che da un'altra donna che non lo era?
Ed ecco la risposta:
Poiché a me, Dio purissimo, meglio si convengono le cose pure... La verginità è
una via molto bella che conduce al cielo e il matrimonio è soltanto una via; di
conseguenza era ragionevole che io, Dio purissimo, riposassi nel seno di una
Vergine purissima, così come il primo uomo era stato tratto dalla terra, che in
qualche maniera era vergine, non essendo stata ancora inquinata dal sangue ...
Infine una domanda dolorosamente umana: Perché molto spesso i malvagi prosperano
più dei buoni?
E il Signore risponde:
Ciò è indizio della mia grande pazienza e del mio amore, perché se io donassi i
beni temporali soltanto ai miei amici, i malvagi si dispererebbero e i buoni
si inorgoglirebbero. Io invece dono ad ognuno i beni temporali affinché io, il
loro Dio, autore e creatore di ogni cosa, sia da tutti amato e affinché quando
i buoni diventano superbi siano indotti dai malvagi ad essere giusti. Tutti
sanno anche che le cose corporali non devono essere preferite a me, ma devono
soltanto essere usate affinché l'uomo capisca che meno stabilità trova nelle
cose temporali più deve essere saldo nel servirmi.
Brigida fa parte di quel novero di sante medievali che furono assai attive nella
Chiesa, pur operando in un tempo poco propizio al sesso femminile. È esemplare
in questo senso quanto scrisse al riguardo san Tommaso, che tanto influsso ebbe
sulla concezione dei rapporti tra i sessi e il ruolo della donna. Egli riteneva
che la donna fosse «ausiliaria all'opera dell'uomo nella procreazione», e che
«in ogni altra opera» egli trovasse «un migliore aiuto in un altro uomo che
nella donna».
Tra queste donne coraggiose che seppero farsi valere in un mondo di uomini sono
da ricordare, oltre a Brigida di Svezia, Ildegarda di Bingen (1098-1179),
Caterina da Siena (1347-1380), Giovanna d'Arco (1412-1431) e la beata Coletta di
Corbie (13811447), che fu riformatrice di conventi maschili e femminili.
Per capire santa Brigida, la sua vita e la sua opera è necessario far
riferimento all'atmosfera sociale, religiosa e culturale del XIV secolo. Per
diritti di nascita e in seguito anche per la sua fama di santità, Brigida
frequentò sempre le più alte sfere del mondo politico ed ecclesiastico del
tempo. Inoltre i suoi grandi pellegrinaggi la portarono a percorrere gran parte
dell'Europa e a prendere atto con chiarezza delle ostilità e delle discordie
che dividevano i popoli. Soprattutto avvertiva la crisi del papato che si era
allontanato da Roma.
Dinamica, portata all'azione, tesa a fare del bene a tutti, Brigida aveva un
forte istinto sociale. Quando fu libera da impegni familiari, decise di prendere
dimora a Roma, per operare a favore del ritorno del papa e del rinnovamento
della Chiesa. Questa donna del Nord, della più lontana periferia del mondo
cristiano di allora, seppe farsi carico della responsabilità della Chiesa di
Roma, centro della cristianità, che era rimasta priva del suo pastore.
Al ritorno del pontefice a Roma e al rinnovamento della Chiesa Brigida legava
in maniera indissolubile il grande discorso della pace di tutta la cristianità,
e per questa operò incessantemente finché ebbe vita. In questo senso la sua
missione è di portata veramente europea. La Chiesa che deve essere rinnovata ha
il suo simbolo proprio in lei, chiamata alla santità di vita. La stessa
fondazione di un ordine formato da uomini e donne simboleggia una nuova vigna
che deve essere piantata in un momento in cui la vita religiosa è assai
decaduta anche fra i religiosi.
Ma Brigida non si limita a sollecitare il rinnovamento della vita sacerdotale e
monastica: tutti devono cooperare a questo compito, tutti i cristiani devono
essere «amici di Dio» e disposti a lavorare per il rinnovamento della Chiesa:
oggi parleremmo di apostolato dei laici. Per loro questa esortazione:
Voi amici miei, che siete nel mondo, andate sicuri a proclamate la mia volontà e
gridate affinché tutti aderiscano. Io sarò nel vostro cuore e sulla vostra
bocca. Non vi abbandonerò, andate con coraggio perché con la fatica si accresce
la gloria. Potrei fare infatti tutto d'un tratto e con una sola parola, ma
voglio che dalla lotta cresca la vostra ricompensa, e per il vostro coraggio la
gloria mia.
Con grande senso pratico femminile Brigida portò avanti un programma che risulta
quanto mai moderno. In una relazione tenuta nell'ottobre 1991 a Roma in
occasione delle celebrazioni per il sesto centenario della canonizzazione di
santa Brigida, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per
la dottrina della fede, così si espresse a proposito della cattolicità e
dell'ecumenismo di Brigida:
Possiamo definirla una santa particolarmente «cattolica» nella misura in cui
intendiamo per cattolico l'apertura alla totalità, all'ampiezza e alla
profondità della fede, che non opera delle selezioni e non si perde in
devozioni particolaristiche, ma si nutre dell'essenziale, di ciò che è grande,
di ciò che è comune a tutta la Chiesa. In questo caso quindi «cattolico» ed
«ecumenico» coincidono. Santa Brigida può oggi essere una santa «ecumenica»,
perché era così completamente «cattolica», perché essa incarna allo stesso
tempo la pienezza e la purezza della fede`.
Ma Brigida merita un posto di rilievo anche nella storia di Roma. Scrive infatti
lo storico Eugenio Duprè Theseider:
Brigida è la più illustre pellegrina che 1'Urbe ospitasse tra le sue mura:
donna di sangue reale, energica consigliera e ammonitrice di ben quattro papi,
certo una delle più grandi donne religiose che siano esistite. Molta parte
della sua vita è connessa con Roma, dove ella giunse per il giubileo e restò
per più di venti anni quasi ininterrottamente... Tutta la tenace e coraggiosa
azione della santa per il ritorno del papa merita che nel quadro di una storia
di Roma le sia fatto un posto d'onore. Quando ella morirà, le subentrerà nella
stessa fatica e nello stesso merito un'altra santa, Caterina da Siena.
Come sappiamo, proprio per il suo impegno europeo ed ecumenico, Brigida è stata
proclamata nel 1999 compatrona d'Europa insieme a Caterina da Siena e a Edith
Stein. Nella Lettera Apostolica Spes aedificandi del 1° ottobre 1999 il papa ne
sottolinea l'importanza proprio in questa chiave: «Essendo le terre scandinave,
patria di Brigida, distaccate dalla piena comunione con la sede di Roma nel
corso delle tristi vicende del secolo XVI, la figura della santa svedese resta
un prezioso "legame" ecumenico, rafforzato anche dall'impegno in tal senso
svolto dal suo Ordine».
In effetti l'ordine del Santissimo Salvatore, che ha sempre portato avanti i
valori caratteristici della fondatrice - carità, ospitalità, attenzione ai
poveri -, nato a Vadstena, si diffuse in tutta Europa.
In precedenza, nella Lettera apostolica scritta in occasione del VI centenario
della canonizzazione (8 settembre 1991) il pontefice così si era espresso:
«Esempio da imitare, soprattutto nell'opera di nuova evangelizzazione in
Europa. Una santa dalle dimensioni europee, segno profetico di riconciliazione
e di speranza per il continente europeo e per l'intera umanità».
Nella sopraccitata Lettera apostolica del 1° ottobre 1999, il papa scrive
ancora: «Indicandola come compatrona d'Europa intendo far sì che la sentano
vicina non soltanto coloro che hanno ricevuto la vocazione ad una vita di
speciale consacrazione, ma anche coloro che sono chiamati alle ordinarie
occupazioni della vita laicale nel mondo e soprattutto all'alta ed impegnativa
vocazione di formare una famiglia cristiana».
Brigida di Svezia, gratificata fin dall'infanzia da visioni e profezie, moglie
e madre esemplare prima di dedicarsi alla sua missione ecumenica, è simbolo di
unione e di speranza per la nascente nazione europea e per un futuro di pace per
tutti i popoli.
|