|
Brigida e il suo sposo Ulf facevano parte del Terzo ordine francescano; è quindi
ben comprensibile che, giunta in Italia, la futura santa desiderasse con tutto
il cuore visitare la tomba di san Francesco ad Assisi. Per mettersi in viaggio
attese però, come sempre, di ricevere indicazioni dal cielo.
E le indicazioni arrivarono. Il 4 ottobre 1351, festa di San Francesco, Brigida
stava pregando nella chiesa a lui dedicata, San Francesco a Ripa in Trastevere,
quando le apparve il poverello di Assisi che le disse: «Vieni nella mia cella,
per mangiare e bere con me».
Il viaggio fu realizzato nell'estate successiva in compagnia di Caterina e di
altre persone, tra cui la nobile signora romana Francesca Papazzuri che in
seguito le offrì la sua casa. Come leggiamo negli Atti processuali, il lungo
tragitto fu percorso interamente a piedi. A Santa Maria degli Angeli, a pochi
chilometri da Assisi, i pellegrini visitarono la cappella della Porziuncola, un
semplice oratorio del X secolo ricostruito da san Francesco. Oggi la
Porziuncola si trova sotto la cupola della grande basilica rinascimentale
eretta tra il XVI e il XVII secolo. Ai tempi di santa Brigida però l'oratorio
era come ai tempi del poverello di Assisi. f 1 pellegrini si recarono poi alla
chiesa di San Francesco, progettata da frate Elia, architetto dell'ordine; lo
splendido complesso, iniziato nel 1228, due anni dopo la morte del santo e
consacrato nel 1253, consta di due chiese sovrapposte, la basilica superiore e
quella inferiore. Nella prima Brigida e i suoi accompagnatori ebbero certamente
modo di ammirare il celebre ciclo di affreschi di Giotto, dipinto tra la fine
del XIII secolo e l'inizio del XIV, dove in ventotto riquadri è descritta la
vita del santo. La tomba di san Francesco è custodita invece fin dal 1230 nella
basilica inferiore, e fu qui che Brigida si trattenne a lungo.
Mentre pregava le apparve il santo che le disse:
Sii benvenuta! Ti ho invitata nella mia cella per mangiare e bere con me. Tu
però devi sapere che questa casa non è la cella della quale ti ho parlato. La
cella che intendevo è piuttosto la vera obbedienza che io ho sempre osservato,
così che io non ho mai voluto stare senza una guida spirituale; per questo ho
sempre avuto presso di me un sacerdote al quale ho sempre umilmente ubbidito.
Questa era la mia cella. Comportati anche tu in questo modo, perché ciò è
gradito a Dio. Il cibo di cui con gran gioia mi sono nutrito era questo: ho
allontanato il mio prossimo dalle vanità della vita mondana, perché potesse
servire Dio con tutto il cuore. Questa gioia era per me come un dolcissimo
cibo. La mia bevanda era la gioia che provavo quando mi accorgevo che le persone
che avevo convertito cominciavano ad amare Dio con tutte le loro forze, a
vivere in povertà e a dedicarsi alla preghiera. Vedi, figlia mia, questa bevanda
allietava tanto la mia anima che tutto ciò che è mondano mi ripugnava. Vai
dunque in questa mia cella, mangia questo mio cibo e bevi questa bevanda con me,
affinché tu possa essere saziata in eterno da Dio.
Il pellegrinaggio ad Assisi non fu certo l'unico di Brigida in Italia: ce ne
furono molti altri, soprattutto nel Sud della penisola. Nell'estate del 1366
Brigida si recò a Ortona, poco a sud di Pescara sul litorale adriatico (oggi in
provincia di Chieti), nella cui cattedrale sono custodite fin dal 1258 le
reliquie dell'apostolo Tommaso, qui trasferite da Edessa. A quanto risulta,
questo pellegrinaggio fu ispirato dal vescovo svedese Thomas di Vàxjò, che si
era recato a Roma per impegni inerenti al suo ufficio ed era ospite in casa di
Brigida. Insieme a Caterina, ai due Petrus e al sacerdote svedese Magnus
Pederson, il vescovo Thomas accompagnò Brigida in questo e in altri
pellegrinaggi.
Da Ortona i pellegrini svedesi raggiunsero il monte Gargano nelle Puglie e
visitarono il santuario di Monte Sant'Angelo (Foggia), famoso per le apparizioni
dell'arcangelo Michele. In base alla tradizione, l'arcangelo apparve la prima
volta nel 490 al vescovo di Siponto quando nella zona era ancora vivo il culto
pagano, e disse che l'immensa grotta divenuta poi santuario era sacra a lui e
doveva quindi essergli dedicata. Soltanto alla terza apparizione il vescovo
fece quanto richiesto. Quattro secoli dopo l'arcangelo apparve all'imperatore
tedesco Enrico detto il Santo, che aveva voluto trascorrere una notte da solo
nella grotta.
Dal Gargano la piccola comitiva raggiunse Bari, nel cui splendido duomo romanico
riposano le spoglie di san Nicola, vescovo di Myra in Asia Minore, morto verso
la metà del IV secolo e sepolto nella sua città. Nel 1087 il corpo del santo era
stato rapito dai pirati e portato a Bari, dove era stato accolto con immenso
entusiasmo e venerazione. Mentre pregava nella cripta davanti alla tomba,
Brigida ebbe la visione di san Nicola che, fra le altre cose, le disse:
Sappi che come la rosa produce profumo e il grappolo d'uva un dolce succo, così
il mio corpo ha ricevuto dal Signore la particolare benedizione di trasudare
olio. Egli infatti onora i Suoi eletti non solo in cielo, ma anche sulla terra,
affinché molte persone ne siano edificate e partecipino alla grazia concessa ai
santi.
È evidente il riferimento a quella che viene chiamata «manna di san Nicola»,
che cominciò a trasudare dalle ossa del santo dopo la sua morte. Il fenomeno,
testimoniato fin dall'antichità, continua ancora oggi. Alla manna sono
attribuite proprietà terapeutiche.
Da Bari i pellegrini raggiunsero Benevento, per onorare le reliquie di san
Bartolomeo che riposano nella chiesa a lui dedicata fin dall'838; e infine
Salerno, dove nella cripta del duomo riposano le spoglie dell'evangelista
Matteo. In ognuno di questi luoghi Brigida, come si legge nelle Rivelazioni,
ebbe visioni e locuzioni interiori.
Era ormai giunto l'autunno e Brigida, seguendo l'indicazione del Signore, si
diresse verso Napoli per trascorrervi le feste natalizie. A Nola si unì al
gruppo il conte Nicola Orsini: a Roma Brigida era stata in rapporti di
familiarità con la famiglia Orsini e aveva conosciuto il giovane Nicola. A
Napoli, attraverso le sue conoscenze, il conte aprì a Brigida le porte della
corte della regina Giovanna.
Con i suoi accompagnatori Brigida prese alloggio all'albergo dei Cavalieri di
Malta, vicino alla chiesa di San Giovanni al Mare. Invece di qualche settimana,
Brigida rimase a Napoli due anni, dal luglio 1365 all'ottobre 1367, perché
incaricata dal Signore di svolgervi compiti importanti.
A Napoli regnava la regina Giovanna, donna molto bella e molto discussa per la
sua condotta spregiudicata. Dopo i Vespri Siciliani del 1281, il regno delle
Due Sicilie era stato diviso fra la famiglia d'Aragona, in Sicilia, e gli Angiò
a Napoli. Durante tutto il XIV secolo i due Stati furono in guerra; il papa
appoggiava Napoli contro l'usurpatore spagnolo. Discendente per parte materna
dai conti di Provenza, Giovanna era salita al trono nel 1343. Il suo matrimonio
con Andrea d'Ungheria si era rivelato infelice. Gli sposi erano mal assortiti:
colta e gioiosa lei, rozzo e grossolano lui. Nel 1345, nel palazzo di Aversa
dove i sovrani trascorrevano l'autunno, Andrea fu assalito e strangolato da
assassini che restarono ignoti. Tutti sapevano che tra gli sposi non correva
buon sangue e sospettarono di Giovanna.
Nel 1347, a vent'anni, Giovanna sposò suo cugino Ludovico di Taranto, senza
curarsi di chiedere la dispensa papale necessaria a causa della stretta
parentela; nel gennaio dell'anno successivo Ludovico di Ungheria varcò le Alpi
per vendicare il fratello Andrea. Al suo arrivo a Napoli Giovanna però si era
già imbarcata per la nativa Provenza, per recarsi ad Avignone dal papa. A quel
tempo Brigida viveva ancora in Svezia, ma la fama di Giovanna era diffusa in
tutta Europa.
Intanto a Napoli i baroni insorsero contro l'invasore ungherese e riuscirono a
cacciarlo nel giugno 1348. Giovanna tornò salutata con giubilo da quello stesso
popolo che poco tempo prima l'aveva accusata dell'omicidio del marito. Rientrata
a Napoli, la regina dovette affrontare molti problemi, come la peste nera, che
falcidiò tutta Europa e mieté centinaia di vittime, così che non fu possibile
imporre tasse; ci fu poi il terribile terremoto che nel 1349 colpì il regno
devastando varie città tra cui l'Aquila, Aversa, Ascoli e Montecassino, dove
crollò il monastero benedettino. Anche a Napoli rovinarono molti edifici, tra
cui il campanile della cattedrale.
Intanto nel Paese regnava la più grande confusione a causa delle bande di
mercenari di Ludovico d'Ungheria, condotte da capitani di ventura che
saccheggiavano, uccidevano e mettevano ogni cosa a ferro e fuoco. Questa
situazione durò fino al 1352, quando finalmente si giunse alla pace col re di
Ungheria; Giovanna e Ludovico di Taranto furono incoronati con una festa
grandiosa alla quale parteciparono tutti i signori della penisola.
Gradualmente nel regno di Napoli tornò la pace.
Quando Brigida arrivò a Napoli, Giovanna si era sposata per la terza volta con
Giacomo di Maiorca. Nicola Orsini, conte di Nola, introdusse Brigida nel gran
mondo napoletano. Una conoscenza importante per lei fu quella con la baronessa
Lapa Buondelmonti, sorella del gran siniscalco di Napoli Niccolò Acciaiuoli.
L'amicizia fra le due donne si approfondì per una guarigione miracolosa
attribuita a Brigida. Negli Atti del processo si legge infatti che il figlio di
Lapa, Esaù, di dieci anni, era gravemente ammalato di tubercolosi e che i
medici non nutrivano più speranza di salvarlo. Chiamata al suo capezzale,
Brigida toccò il piccolo, che subito guarì.
Sembra certo che Brigida e il suo seguito, dopo essere rimasti per qualche
tempo nell'ospizio dei Cavalieri di Malta, si trasferissero nel palazzo di Lapa
per il resto del soggiorno a Napoli. Probabilmente i pellegrini svedesi non
avevano i mezzi per sostenersi due anni in albergo e l'ospitalità offerta
risultò preziosa.
A Napoli la situazione non era molto diversa da quella di Roma e Brigida
constatò subito una grave decadenza morale. Lo esprime molto chiaramente una
rivelazione nella quale la Vergine le parla di due dei gravi peccati della
città:
Il primo peccato consiste nel fatto che molti in questa città comprano pagani e
infedeli per farne dei servitori e alcuni di questi signori non si preoccupano
di farli battezzare o di convertirli alla fede cristiana. Anche se alcuni di
loro vengono battezzati, i loro padroni non si curano poi di farli educare
nella fede cristiana. Inoltre alcuni tengono le loro serve o schiave in tale
miseria e ignoranza come fossero cani, le vendono e - peggio ancora - le
inviano spesso nei bordelli per guadagnare denaro in maniera vergognosa e
obbrobriosa. Alcuni le tengono nelle loro case come concubine per sé o per
altri. Vi sono poi altri padroni che torturano e tormentano i loro schiavi con
parole ingiuriose, al punto che alcuni di essi cadono nella disperazione e
desiderano togliersi la vita.
Il secondo peccato è quello dei cattivi indovini, veggenti e repugnanti streghe,
che prosperano nella città. Si ricorre ai loro esorcismi e alle loro
stregonerie per ottenere favori d'amore e fertilità, per guarire le malattie o
per scrutare il futuro.
Particolarmente la regina Giovanna, famosa per i suoi troppo liberi costumi, è
oggetto delle cure di Brigida, che fu incaricata dal Signore di inviarle questi
ammonimenti:
Scrivile che: primo, ella deve fare una confessione coscienziosa di tutto ciò
che ha fatto fin dalla giovinezza e prendere la ferma risoluzione di
migliorarsi seguendo i consigli del confessore; secondo, deve riflettere
attentamente in che modo si è comportata nel suo matrimonio e nella sua attività
di regnante, perché un giorno dovrà rendere conto di tutto a me; terzo, deve
avere la volontà di pagare i suoi debiti e di restituire ciò che ha acquisito
arbitrariamente, perché finché si trattengono beni acquisiti ingiustamente
l'anima è in grave pericolo; non serve fare molte elemosine se non si paga
quello che si deve pagare; quarto, la regina non deve gravare la sua gente con
nuove tasse, ma anzi alleggerire quelle esistenti, perché Dio ascolterà i
lamenti di coloro che ella avrà rapinato;
quinto, deve tenere consiglieri
giusti, amanti della verità e non soggetti ai partiti, che non pensino al
personale arricchimento ma si accontentino del necessario; sesto, deve
quotidianamente ricordarsi in certe ore del giorno delle ferite e delle
sofferenze di Cristo, per ridestare in questo modo nel suo cuore l'amore per
Dio; in determinati tempi deve invitare i poveri, lavare loro i piedi e
nutrirli; settimo, deve sentire un amore sincero per i suoi sudditi e consolare
coloro che sono stati ingiustamente offesi; ottavo, deve distribuire i suoi
doni con intelligenza, senza arricchire alcuni e opprimere altri; nono, nel
punire i colpevoli non deve badare tanto al denaro che potrà ricavarne quanto
alla giustizia; e dove vede pentimento e umiltà, deve mostrare maggior
misericordia; decimo, finché vive deve fare in modo che nel suo regno ci sia
pace, poiché io le annuncio che non avrà eredi naturali; undicesimo, deve
accontentarsi dei colori naturali e della naturale bellezza del volto di cui
Dio l'ha ornata, perché i colori artificiali non piacciono a Dio;
dodicesimo, con grande umiltà e pentimento deve meditare sui suoi peccati, perché davanti
ai miei occhi ella è una corruttrice di molte anime, una capricciosa
devastatrice dei beni che le ho donato, un motivo di preoccupazione per i miei
amici; tredicesimo, deve nutrire in cuore un timore costante, perché per tutta
la sua vita è vissuta più come una donnaccia che come una regina;
quattordicesimo, deve rinunciare a tutte le abitudini mondane, allontanare le
adulatrici e trascorrere il tempo che le resta, che sarà breve, in onore mio,
perché finora mi ha considerato una persona che non tiene conto dei suoi
peccati. Se non mi ascolta, la tratterò non come una regina ma come un'ingrata
e la fustigherò dalla testa ai piedi.
A quanto risulta, durante la permanenza di Brigida a Napoli la regina corresse
almeno in parte il suo comportamento, ma dopo la partenza della veggente riprese
purtroppo il suo abituale modo di vivere.
A Napoli Brigida esercitò molte opere di misericordia, visitò chiese e santuari
e nel novembre 1366 si recò ad Amalfi a venerare le reliquie dell'apostolo
Andrea: questo fu l'ultimo dei pellegrinaggi italiani. Poi tornò a Napoli e vi
rimase fino all'estate del 1367.
Il 16 ottobre di quell'anno era certamente di nuovo Ì= a Roma per assistere al
ritorno di papa Urbano V.
|