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Il pellegrinaggio nella terra di Gesù era stato già più volte preannunciato alla
veggente: la prima volta ad Alvastra, mentre assisteva il marito ammalato, la
seconda volta a Roma, subito dopo l'anno giubilare 1350, nell'abitazione
romana. In quell'occasione le era apparsa la Vergine che le aveva detto: «Andrai
pellegrina nella città santa di Gerusalemme, quando piacerà a mio figlio.
Andrai allora anche a Betlemme. Là ti spiegherò dettagliatamente come ho
generato mio figlio Gesù Cristo, poiché egli così ha voluto».
Erano passati più di vent'anni da allora e dallo sposo celeste non era arrivata
nessuna indicazione sul viaggio in Terra Santa. Il 25 maggio 1371 Brigida però
ne udì la voce: «Preparatevi ad andare pellegrini a Gerusalemme per visitare la
mia tomba e altri luoghi sacri che si trovano là. Appena ve lo dirò, lasciate
Roma».
Brigida si spaventò, temendo di non riuscire a fare quanto il Signore le
chiedeva: non era più giovane, si sentiva debole e ammalata, aveva mezzi
economici limitati. Ma una nuova rivelazione dissipò i suoi dubbi e le fece
superare ogni preoccupazione:
Partite adesso da Roma e andate a Gerusalemme. Perché temi per la tua età? lo
sono il creatore della natura. lo posso rendere la natura debole o forte, così
come mi piace. lo sarò con voi, raddrizzerò il vostro cammino, vi guiderò e vi
ricondurrò a Roma. Vi provvederò anche dei mezzi necessari più abbondantemente
di quanto abbiate avuto finora.
Brigida fece i preparativi. Con lei si mettevano in viaggio tre dei suoi figli:
oltre a Caterina, c'erano anche Karl e Birger, venuti appositamente dalla
Svezia per accompagnarla. Poi i due Petrus, il vescovo Alfonso e due cappellani
svedesi. La partenza avvenne il 25 novembre 1371. In precedenza, come
testimoniò Caterina, era stato comunicato alla santa che sarebbero ritornati
tutti tranne uno.
La prima meta fu Napoli, dove Brigida e il suo seguito furono accolti con
grandi onori dalla regina Giovanna. Qui trascorsero il Natale, in attesa del
vento favorevole per prendere il mare. A quanto narrano le cronache, tra Karl
e la regina nacque una storia d'amore molto passionale, che preoccupò alquanto
la madre. Non si sa fino a che punto il fatto sia reale, di certo si sa che Karl
era un personaggio particolare, romantico e amante dell'avventura. A fine
febbraio peraltro Karl si ammalò, forse di cuore, e il 12 marzo 1372 morì. La
regina pianse il suo cavaliere e partecipò con tutta la corte alle solenni
esequie nella chiesa di Santa Croce.
Le testimonianze di Caterina e del vescovo Alfonso ci permettono di conoscere
quale fu l'atteggiamento di Brigida: «Mentre la regina e molti piangevano, lei
non pianse mai, ma raccomandava l'anima del figlio a Dio», raccontò la figlia'.
E Alfonso:
Ella sedeva a otto, dieci passi dal figlio, e quando lui rese l'anima a Dio non
disse nulla né pianse, ma alzate le mani benedisse e ringraziò il Signore,
conformandosi umilmente alla volontà divina. Non pianse neppure al solenne
funerale, come piansero la regina ed altri, ma disse: «Vai, figlio mio,
pellegrino benedetto da Dio e da me» (Vade, fili mi, peregrine benedicte a Deo
et a me). E poiché molti mormoravano e la criticavano, lei rispose: «Non
m'importa che dicano male di me, poiché faccio la volontà di Dio» (Ego non curo,
quid dicunt malum de me, dum tamen ego faciam voluntatem Dei).
Il giorno stesso delle esequie di Karl, il 14 marzo, la nave dei pellegrini
salpò da Napoli e in cinque giorni, dopo una tempestosa traversata, giunse a
Messina.
Ripartiti dopo una settimana, Brigida e i suoi accompagnatori
giunsero a Cipro il 14 aprile. Il viaggio, come raccontò in seguito il vescovo
Alfonso, non fu esente da pericoli e sia i marinai sia i passeggeri erano
spaventati. Brigida però restava «paziente e serena» e alzava le mani al cielo
ringraziando Dio. E poiché le chiedevano come mai lo ringraziasse, lei rispose
che lo ringraziava perché permetteva che avessero quelle tribolazioni.
A Cipro i pellegrini fecero una sosta di due setti-. mane. Appena giunta
nell'isola, Brigida prese contatto con la regina Eleonora, figlia di Pietro
d'Aragona e vedova di Pietro 1 di Lusignano, che era stato assassinato nel 1368
dai suoi cugini. La situazione politica era molto inquieta, anche a causa dei
veneziani e dei genovesi che con i loro commerci avevano molto potere ed erano
oggetto di timore e sfiducia. A quanto sembra, Eleonora aveva in animo di
tornare in Spagna. Ella conosceva la fama di Brigida: l'accolse quindi con onore
e le confidò le sue preoccupazioni.
Brigida prese a cuore le vicende del regno di Cipro e, in seguito a una
rivelazione del suo celeste sposo, consigliò alla regina di non lasciare
l'isola, di non risposarsi, di non cercare di vendicare l'assassinio di suo
marito ma di restare accanto a suo figlio Pietro, che di lì a poco sarebbe stato
incoronato re (di ritorno dalla Terra Santa Brigida fu presente
all'incoronazione), e di consigliarlo per il meglio. Da Gesù ricevette anche
una rivelazione destinata al giovane sovrano, nella quale si legge:
È un grande impegno essere re; è un grande onore, ma anche una preoccupante
responsabilità. Per questo è opportuno che il re sia un uomo maturo, esperto,
prudente, giusto e laborioso, più attento al bene dei suoi sudditi che
all'imposizione della propria volontà. Per questo fin dai tempi più antichi i
regni venivano governati bene se veniva scelto un sovrano capace di governare
con giustizia e desideroso di farlo.
Adesso però i regni non sono più regni, ma
giochi da bambini, oggetto di follia e di rapina. Guai al regno il cui re è un
bambino che conduce una vita sciocca, si circonda di adulatori e non si
preoccupa del progresso della comunità. Dato però che questo fanciullo non porta
in sé l'ingiustizia di suo padre, se vuole progredire e tenere alto l'onore del
suo nome deve ubbidire alle parole che gli rivolgo per il bene di Cipro: non
deve imitare lo stile di vita dei suoi predecessori, deve abbandonare la
leggerezza dell'adolescenza, deve comportarsi da vero sovrano e scegliere
consiglieri che amino più la sua anima e il suo onore che i suoi doni; deve
odiare gli adulatori e non aver paura di dire la verità e di seguirla.
Altrimenti questo giovane non avrà gioia dal suo popolo e il suo popolo non
avrà gioia da questo giovane destinato ad essere re.
Appena le condizioni del mare lo consentirono, Brigida e il suo seguito si
rimisero in viaggio per la Terra Santa; al gruppo dei pellegrini si unì il
confessore della regina Eleonora, il francescano Martino d'Aragona, che fin
dall'arrivo della santa a Cipro le aveva dimostrato grande venerazione. La
traversata fu burrascosa e la maggior parte dei bagagli andò perduta.
Particolarmente difficile fu l'ultimo tratto: quando erano ormai in vista di
Gerusalemme, la nave fu sul punto di naufragare. Ma Brigida tranquillizzò tutti
con queste parole: «Non temete, perché in questo naufragio nessuno di questa
nave morirà». E così fu.
Finalmente i pellegrini poterono baciare il suolo della terra di Gesù. Sbarcati
a Giaffa all'inizio di maggio, il 13 dello stesso mese Brigida e i suoi
accompagnatori arrivarono a Gerusalemme e presero alloggio all'albergo dei
Pellegrini. Il programma della santa prevedeva la visita ai luoghi dove Gesù era
nato, era stato battezzato ed era morto e risorto. Gesù stesso , l'aveva
sollecitata a non fare di più e a conservare le forze per i compiti futuri: «A
causa della vostra debolezza è sufficiente per voi visitare i luoghi più
vicini... Quando tornerete dal Giordano preparatevi al ritorno perché vi sono
ancora molte cose da inviare ai pontefici». Il programma si concentrò quindi su
Gerusalemme, Betlemme e il Giordano.
Complessivamente Brigida rimase in Terra Santa quattro mesi. La prima visita fu
alla cappella costruita sul Golgota proprio nel punto in cui era stata eretta
la croce, e fu qui che si presentò la grande visione della passione e morte di
Gesù. Brigida aveva avuto fin da bambina un infinito amore e una grande
venerazione per il Salvatore crocifisso e ogni venerdì, in memoria della
passione, digiunava a pane e acqua. La visita alla cappella del Golgota avvenne
appunto di venerdì: Brigida si inginocchiò, baciò devotamente la borchia
collocata sul punto in cui era stata infissa la croce, pregò a lungo e pianse.
Ed ecco che ebbe la visione che subito dopo trascrisse in questi termini:
Mentre ero sul monte Calvario e piangevo amaramente, vidi il mio Signore nudo e
flagellato, condotto dai giudei alla crocifissione e da loro attentamente
sorvegliato. Vidi anche un'apertura scavata nel monte e intorno a questa i
carnefici intenti alla loro terribile opera.
Il Signore però si rivolse a me e
disse: «Osserva, in questa apertura nella roccia fu piantata la mia croce
nell'ora della mia passione». Subito vidi i giudei conficcare la croce nel
terreno e fissarla con piccoli pezzi di legno incastrati tutto intorno affinché
fosse ben salda e non cadesse. Quando la croce fu solidamente sistemata,
costruirono una sorta di scala di legno che arrivava fino al punto in cui
dovevano essere inchiodati i suoi piedi, in modo che per mezzo dei gradini sia
lui che i suoi carnefici potessero salirvi per la crocifissione. Poi i
carnefici salirono e con insulti e derisioni fecero salire anche Gesù. Egli salì
mansueto come un agnello che si fa condurre al macello. Quando fu sulla scala,
stese spontaneamente il braccio, aprì la mano destra e la pose sulla croce. E
quei crudeli tormentatori lo inchiodarono alla croce, piantando il chiodo dove
l'osso è più solido. Poi, tirandolo con una corda, al- zarono il braccio
sinistro e inchiodarono la mano alla croce allo stesso modo. Poi il corpo di
Gesù fu disteso sulla croce, i carnefici posero una tibia sopra l'altra e
inchiodarono i piedi così uniti con due chiodi, stirando tutte le membra con
tale violenza che le vene e i nervi furono sul punto di spezzarsi.
Poi gli rimisero in capo la corona di spine che gli avevano tolto durante la
crocifissione e la premettero forte sul santo capo. La corona produsse tali
ferite che subito gli occhi si riempirono di sangue che colò giù copiosamente.
Anche le orecchie si riempirono di sangue e tutto il viso e la barba si
colorarono di sangue scarlatto.
Subito dopo i carnefici e i soldati allontanarono le scale; rimase soltanto la
croce alla quale era crocifisso il mio Signore.
Mentre io, sopraffatta dal dolore, meditavo sulla crudeltà dei carnefici, vidi
la madre di Gesù accovacciata a terra, straziata dalla sofferenza, tremante e
quasi fuori dai sensi. Giovanni e le donne, che stavano alla sua destra non
lontano dalla croce, la confortavano. La pena per la sofferenza della
santissima madre mi trafisse il cuore come una affilatissima spada. Poi la
madre dolorosa finalmente si alzò, sollevò lo sguardo verso suo figlio e rimase
lì, sostenuta dalle donne, fuori di sé per l'orrore e quasi morta. Quando il
figlio vide piangere lei e gli altri amici, la raccomandò con voce autorevole a
Giovanni. Dalla sua espressione e dalla sua voce si capiva che il suo cuore era
trafitto come da una freccia acuminata dall'infinita compassione per sua madre.
I suoi cari e bellissimi occhi erano quasi spenti, la bocca aperta e
sanguinante, il volto pallido e macilento, il corpo livido per la mancanza di
sangue. Le pelle del suo santissimo corpo era così sottile e delicata che ogni
minimo colpo vi lasciava un segno. Di tanto in tanto Gesù faceva il tentativo di
raddrizzarsi sulla croce, perché la sofferenza che provava era insopportabile.
Talvolta il dolore saliva dalle sue membra e dalle sue vene fino al cuore,
tormentandolo crudelmente. Era una morte prolungata con disumana crudeltà.
Allora, sopraffatto dal dolore e ormai vicino a morire, gridò con voce forte:
«O Padre, perché mi hai abbandonato?».
Ora aveva le labbra pallide, la lingua piena di sangue, il corpo esangue.
Nell'angoscia dell'estrema sofferenza gridò per la seconda volta: «O Padre,
nelle tue mani affido il mio spirito!». Poi alzò un poco la testa, ma subito la
reclinò e rese lo spirito.
Quando la madre di Gesù vide ciò, tremò in tutto il corpo e sarebbe caduta a
terra per l'indicibile sofferenza se non fosse stata sostenuta dalle altre
donne.
Ora però i giudei cominciarono a schernirla e a gridarle ogni tipo di insulto.
Gli uni dicevano: «Maria, tuo figlio è già morto!». Altri le rivolgevano parole
di derisione. Ed ecco che un uomo si staccò dalla turba e con una lancia colpì
Gesù sul lato destro con tanta violenza che quasi gli trapassò il corpo da parte
a parte. E quando ritrasse la lancia dalla ferita, ne uscì una grande quantità
di sangue.
Quando Maria vide ciò, prese a tremare violentemente piangendo e singhiozzando:
un'altra spada affilata le aveva trapassato l'anima.
Quando tutti se ne furono andati, alcuni amici di Gesù lo deposero dalla croce e
la madre lo accolse tra le sue sante braccia e lo strinse al seno. Il corpo di
suo figlio era un'unica ferita, pallido e sanguinante. Allora la madre dolorosa
asciugò tutto il corpo e le feri-
te di Gesù, gli chiuse gli occhi, glieli baciò e avvolse il corpo in un sudario
pulito.
Poi con lamenti e lacrime condussero il corpo di Gesù alla tomba e ve lo
deposero".
La visione fu trascritta da Brigida appena fu rientrata all'albergo dei
Pellegrini e subito data ai sacerdoti perché la traducessero in latino.
Betlemme dista appena nove chilometri da Gerusalemme e il tragitto poteva
essere percorso a piedi in meno di due ore. Sulla grotta della Natività
l'imperatore Costantino aveva fatto erigere una chiesa e Brigida si concentrò in
preghiera proprio dove Gesù aveva visto la luce ed era stato deposto nella
mangiatoia. Ed ecco che si realizzò la promessa che la Vergine le aveva fatto
anni prima, cioè di mostrarle come avesse dato la luce al suo divin figlio`.
Brigida ebbe infatti una visione, che in seguito trascrisse in questi termini:
Quando ero nella grotta del Signore a Betlemme, vidi una vergine vestita di un
mantello bianco e di un abito leggero attraverso il quale io vedevo
distintamente la sua carne virginale. Il suo corpo era pieno e molto forte,
perché era in procinto di partorire. Presso di lei si trovava un uomo più
anziano (Giuseppe). Avevano con loro un bue e un asino. Quando furono entrati
nella grotta, l'uomo più anziano legò il bue e l'asino alla mangiatoia. Poi
uscì e portò alla Vergine una candela accesa, la fissò alla parete e poi si
allontanò per non essere presente al parto.
Ora la Vergine si sfilò le scarpe, si tolse il mantello bianco e il velo che le
copriva il capo, ripose questi due capi vicino a sé e rimase vestita solo
dell'abito (tunica). I bellissimi capelli erano sciolti sulle spalle e
brillavano come oro. Poi prese due teli finissimi di lino e due di lana che
aveva portato con sé per avvolgere il bambino che stava per nascere e anche
altri due piccoli teli di lino per avvolgergli la testa. Pose anche questi
accanto a sé per usarli quando sarebbe venuto il tempo.
Quando tutto fu pronto, si inginocchiò con grande devozione e pregò. Appoggiava
le spalle alla mangiatoia e teneva il volto rivolto verso il cielo di Oriente.
Pregando con le mani tese verso l'alto e gli occhi rivolti al cielo, entrò in
estasi e fu alienata nei sensi e pervasa di divina dolcezza. Io vidi allora che
il bambino che si trovava nel suo grembo cominciava a muoversi. Ed ecco che in
un attimo ella partorì suo figlio, dal quale emanava una luce che non si può
descrivere, non paragonabile a quella del sole e men che meno a quella della
candela accesa dall'uomo anziano, che al suo confronto addirittura scompariva.
Il parto avvenne in modo così rapido e improvviso che io non potei né osservare
né distinguere esattamente in che maniera e con quale parte del corpo ella
partorì. Piuttosto vidi subito quel bellissimo bambino nudo, che giaceva
purissimo a terra. La sua pelle era perfettamente pulita. Vidi la placenta
giacere a terra pura e tersa. Udii anche un canto angelico di meravigliosa
bellezza e grande dolcezza. E subito il corpo della Vergine, che prima della
nascita era gonfio, divenne di nuovo sottile e di meravigliosa bellezza.
Quando la Vergine si rese conto di aver partorito, piegò il capo, giunse le mani
in atteggiamento di devozione e rispetto, pregò commossa davanti al Bambino e
gli disse: «Benvenuto, mio Dio, mio Signore, mio figlio!».
Ed ecco che il bambino pianse e cominciò a tremare per il freddo e la durezza
del suolo su cui giaceva. Si distese un poco, tese le piccole braccia e le gambe
e cercò le carezze e la protezione della mamma. Lei lo prese fra le braccia, lo
strinse al seno e lo scaldò con grande gioia e materno amore. Poi si sedette per
terra, si pose il figlioletto in grembo e prese con delicatezza fra le dita il
cordone ombelicale che subito si spezzò senza che ne uscisse sangue o altro
liquido. Subito dopo cominciò a fasciare il bambino. Prima lo avvolse nei teli
di lino, sopra a questi pose quelli di lana; coprì quindi la testolina con le
due piccole pezze di lino che aveva preparato.
Quando tutto fu finito, l'uomo, san Giuseppe, entrò, si gettò a terra, rimase
in ginocchio e pregò e pianse di gioia davanti al bambino.
La beata Vergine non si indebolì durante il parto, come avviene a tutte le altre
donne. La sua forza fisica rimase intatta e il suo corpo riprese subito la
forma che aveva prima del concepimento.
Ora Maria si alzò con il bambino tra le braccia ed entrambi, cioè la madre e
Giuseppe, posero il bambino nella mangiatoia, si inginocchiarono e pregarono.
In seguito, Brigida ebbe dalla Vergine altri particolari sulla nascita di Gesù:
Quando fui sola nella stalla e pregavo in ginocchio, partorii mio figlio con
tanta gioia e felicità dell'anima che non sentii alcun dolore e alcuna pena
allorché egli lasciò il mio grembo. Lo avvolsi subito in teli puliti che già
da tempo avevo preparato. Quando Giuseppe vide quello che era accaduto ne fu
felice e si stupì che io non avessi avuto bisogno di alcun aiuto. Dato che la
maggioranza delle persone a Betlemme erano occupate col censimento, non
prestarono attenzione alla meravigliosa nascita divina. Tu però
devi sapere che quanto ti ho detto è assoluta verità, anche se la gente che
ragiona con mente umana osa pensare che mio figlio sia nato alla maniera in cui
tutti nascono.
Dopo Gerusalemme e Betlemme, Brigida raggiunse con i suoi compagni il fiume
Giordano e con grande commozione visitò il luogo in cui Gesù aveva incontrato
Giovanni ed era stato battezzato. Sulla via del ritorno si soffermò a Betania
per pregare sulla tomba di Lazzaro.
Nell'ultimo periodo a Gerusalemme, nell'estate del 1372, Brigida fu colpita da
quei disturbi che un anno dopo, aggravandosi, l'avrebbero portata alla morte:
stanchezza, febbre insistente e dolori di stomaco. Il che tuttavia non le impedì
di portare a termine il suo programma di pellegrinaggi. L'8 settembre, giorno in
cui si festeggia la nascita di Maria, Brigida ne visitò la tomba al Getsemani ed
ebbe una visione in cui la Vergine le rivelò:
Dopo che mio figlio fu salito in cielo, io vissi ancora quindici anni nel
mondo. Poi rimasi quindici giorni in questa tomba, trascorsi i quali fui accolta
in cielo con infinito onore e gioia. Gli abiti con i quali ero stata sepolta
rimasero nella tomba. Sappi che a parte il corpo trasfigurato di mio figlio e il
mio, in cielo non c'è alcun corpo umano.
A Gerusalemme, con ogni probabilità, Brigida percorse molte volte la Via
Dolorosa e tornò ripetutamente alla cappella del Calvario. I quattro mesi in
Terra Santa costituirono per lei un periodo di grandissima gioia ed
edificazione spirituale e passarono in un lampo. Quando, all'inizio di ottobre,
venne il tempo del ritorno, i pellegrini si recarono a Giaffa e presero di
nuovo il mare. L'8 dello stesso mese, dopo una buona e veloce traversata,
sbarcarono a Cipro.
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