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Assoluzione: Ci scampi di sua madre per la prece chi per noi col suo sangue soddisfece. Amen.
Tra le altre cose che le voci dei profeti predissero del Figlio di Dio, preannunziarono anche qual dura morte voleva soffrire in questo mondo nel suo innocentissimo corpo, affinché gli uomini godessero eterna vita con lui in cielo. Preannunziavano poi i profeti, e lo scrivevano, come lo stesso Figlio di Dio, per la liberazione del genere umano, doveva esser legato e flagellato, e in qual modo doveva esser condotto alla croce, e quanto ignominiosamente doveva esser trattato e crocifisso. Perciò, credendo noi ch'essi sapevano bene per qual motivo l'immortale Dio volle assumersi carne mortale ed essere straziato in questa sua carne in tutti i modi, ne consegue che la fede cristiana non deve dubitare che anche più chiaramente sapesse questo la nostra Vergine e signora, che Dio prima dei secoli si era predestinata come madre; né è giusto credere che alla stessa Vergine fosse nascosta la ragione per cui Dio si degnava di vestirsi di umana carne in seno a lei. E certamente deve credersi che dall'ispirazione dello Spirito Santo essa comprese, più perfettamente degli stessi profeti, tutto quello che le loro parole illustravano, dicendo essi con la bocca le parole ispirate dallo stesso Spirito.
Quindi deve certissimamente credersi che, quando la Vergine, dopo averlo partorito, prese per la prima volta il Figlio di Dio tra le sue braccia, subito le venne in mente come egli doveva adempiere le scritture dei profeti. Quando poi lo avvolgeva nei panni, allora considerava nell'animo con quanto fieri flagelli doveva esser lacerato il suo corpo, da dover sembrare quasi un lebbroso. Anche raccogliendo dolcemente mani e piedi del suo Figlio bambino nelle fasce, la Vergine ripensava con quanto strazio dovevano esser trapassati da chiodi di ferro sulla croce. Guardando poi il volto dello stesso suo Figlio, bellissimo fra tutti i figli degli uomini, meditava con quanta irriverenza empie labbra l'avrebbero lordato di sputi.
Ripensava anche dentro di sé la stessa Madre con quanti schiaffi sarebbero state colpite le guance di questo suo Figlio, e di quanti insulti e contumelie avrebbe avuto ripiene le benedette orecchie, ora immaginando come i suoi occhi si sarebbero offuscati dal fluire del suo sangue, ora come la sua bocca sarebbe stata amareggiata da aceto misto a fiele, ora ripensando come le sue braccia avrebbero dovute esser legate con funi, e come anche i suoi nervi e le sue vene e tutta la compagine del suo corpo dovevano esser distese crudelmente sulla croce, i suoi precordi contrarsi nella morte, e come tutto il suo glorioso corpo doveva essere straziato dentro e fuori, con suprema amarezza ed angoscia, fino a morirne. Sapeva ancora la Vergine che, esalato in croce lo spirito di quel suo benedetto Figlio, una lancia acutissima doveva trafiggerlo, trapassandogli in mezzo il cuore. Perciò, come era la più felice delle madri, quando vedeva il Figlio di Dio, nato da lei, sapendolo vero Dio e vero uomo, mortale nell'umanità ma eternamente immortale nella divinità, era anche la più afflitta delle madri, prevedendone l'amarissima passione.
Per tal modo, alla sua grandissima letizia andava sempre unita una grandissima tristezza, come se a una donna che partorisce si dicesse: « Hai partorito un figlio vivo e sano in tutte le sue membra, ma la pena che hai avuta nel parto durerà fino alla tua morte! »; ed ella, ascoltando ciò, godesse della vita salva di suo figlio, ma si rattristasse del patimento e della morte propria; certamente la tristezza di questa madre, proveniente dal ricordo della pena e morte del suo proprio corpo, non sarebbe più grave del dolore della Vergine Maria, ogni volta che rimuginava nell'animo la futura morte del suo amatissimo Figlio.
Comprendeva la Vergine che le predizioni dei profeti avevano già preannunziato ch'era necessario che il suo dolcissimo Figlio soffrisse molte e gravi pene, ed anche il giusto Simeone aveva predetto, non da lontano come i profeti, ma davanti a lei stessa, che la sua anima doveva esser trapassata da spada. Per cui deve notarsi che, siccome le forze dell'animo sono più forti e sensibili di quelle del corpo, così l'anima benedetta della Vergine, che la spada doveva trafiggere, era più afflitta dalla tristezza prima che il Figlio suo patisse, di quanto una donna possa soffrire prima di partorire un figlio. Perché quella spada di dolore si avvicinava ognor più al cuore della Vergine, quanto più il suo diletto Figlio si avvicinava al tempo della sua passione. Quindi deve credersi senza dubbio che l'affettuosissimo e innocentissimo Figlio di Dio, compatendo filialmente i dolori della madre sua, li alleviava con frequenti consolazioni. Altrimenti la vita di lei non avrebbe potuto durare fino alla morte del Figlio.
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